
Ieri l’ho rivisto. Era da tempo che non mi capitava, e non perché mi avesse stancato, anzi… le ultime volte mi divertivo scimmiottandone i dialoghi, ripetendo quasi a memoria le battute.
Era da tempo che non lo guardavo, qui a Cinisi, in questo posto che davvero sarebbe stato meglio fosse stata la scenografia di una storia inventata… o forse non è così.
So solo che ieri nella pizzeria della stazione vedevo scorrere quelle immagini sul maxischermo e, come al solito, i miei pensieri volavano. E volavano perché conoscendo ormai così bene tutto l’intreccio delle vicende posso permettermi il lusso di non seguire la trama, ma di procedere secondo un andamento tutto mio, quasi come se aggiungessi nella mia immaginazione delle digressioni o delle note a piè di pagina.
Oramai, conoscendo abbastanza bene il protagonista al centro della scena, non certo come sarebbe stato se almeno una volta l’avessi realmente guardato negli occhi, nei suoi occhi vivi e non ritratti in una fotografia, posso allontanarmi dal personaggio un po’ scanzonato che lo ritrae nel film, cercando di ricostruire per immagini e quasi come in una visione come siano andate le cose.
Al centro di tutto ieri, al centro di tutta questa mia costruzione fantastica, ma non fantasiosa, campeggiava la scena del litigio con il padre, quando questi standogli addosso con forza, ma al tempo stesso carezzandolo, cercava di convincere, o di costringere, il figlio a rispettare un dettame, un comandamento per la precisione. E lì il filo del ragionamento si è ancorato con un nodo ed ha cominciato a dipanarsi… e pensavo a come, se io stessa ho dovuto pagare un prezzo per liberarmi da certi stereotipi, imposizioni, schemi mentali e sociali, condizionamenti, ecc., a come, dicevo, sia pesato a lui fare quella scelta così radicale, rompere con il genitore, con la famiglia e con tutto l’ambiente sociale; pensavo a quanto abbia dovuto pagare per afferrare quello che maggiormente gli veniva sottratto e maggiormente lui desiderava…la sua libertà.
Decisamente il prezzo più alto.
Al di là dell’impegno, al di là della lotta, al di là della militanza politica e del sacrificio per gli altri…
Qualche tempo fa, nel forum di NM, si ragionava su quali fossero i valori centrali nella vita, ma io quasi quasi sono tentata di dire che uno può tranquillamente giocare la partita con la vita stessa e la fa forse anche impallidire… parlo della libertà. Meglio vivere o essere liberi? Ad alcune persone, purtroppo, è capitato di doversi porre questa domanda, dove la risposta non è affatto scontata.
Peppino ha scelto. Non è stato un eroe e mi piace sempre ribadirlo, ma è nulla sua umanità che riscopro sempre la sua grandezza.
Ieri riflettevo su questo, poi sono iniziati i titoli di coda e la luce si è accesa e - mentre tra me e me quasi mi davo della ridicola per come sono capace di perdermi nella spirale dei pensieri - mi sono voltata e ho intercettato il viso di Giovanni, in tempo per vedere una lacrima che scendeva lenta sulla guancia.
Ed è lì che ho messo il punto.
Ora basta… altrimenti mi tocca dare la colpa ad uno strano perdurare degli effetti del sole dei tropici. In realtà ci sono periodi in cui emotivamente assorbo molto dal mondo esterno e ho anche il bisogno di rielaborare il tutto e di comunicarlo.
Niente di meglio di un gruppo di amici come voi.
Marina


