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	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 14:12:53 +0000</pubDate>
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		<title>LA CROCE SENZA CRISTO E I SEPOLCRI IMBIANCATI</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 14:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura e Formazione]]></category>

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Per me, per i miei valori di agnostico rispettoso di ogni fede, in special modo di quella cristiana nella quale sono immerso per nascita, per formazione e per cultura, la presenza o meno del crocefisso nei locali pubblici o nelle scuole statali non cambia nulla, non incide per niente sul mio comportamento privato o sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; "><img class="aligncenter" src="http://img10.imageshack.us/img10/9727/crocesenzacristo.jpg" alt="" /></p>
<p>Per me, per i miei valori di agnostico rispettoso di ogni fede, in special modo di quella cristiana nella quale sono immerso per nascita, per formazione e per cultura, la presenza o meno del crocefisso nei locali pubblici o nelle scuole statali non cambia nulla, non incide per niente sul mio comportamento privato o sul mio rapporto con gli altri.</p>
<p>Sono stato sempre affascinato dal messaggio evangelico che ho cercato di proiettare, per quanto possibile, nel mio quotidiano rifuggendo, comunque, da simbologie e culti posticci.<br />
Spesso trovo molto più aderenti alla realtà del nostro tempo le parole e gli atti di Cristo o a lui attribuiti rispetto ai dettami di una chiesa che non riesce a vivere il grande messaggio cui fa riferimento, men che meno ad interpretare il presente.</p>
<p>Trovo che la religiosità debba essere vissuta come un fatto profondamente intimo e spirituale e ritengo che la società italiana, che si professa cattolica, sia in linea di massima scarsamente religiosa e cristiana. Quello che si pratica nel nostro paese è, per lo più, un cristianesimo rituale e d&#8217;immagine. M&#8217;indigna, perciò, vedere gente comune, personalità politiche e formatori di opininione gridare allo scandalo per la sentenza della Corte europea che vieta l&#8217;esposizione della croce nella scuola pubblica e, poi, praticare un razzismo più o meno strisciante, condurre una vita dissoluta che contraddice in toto il messaggio cristiano, inseguire il successo, il potere e la ricchezza smodata come unici valori.<br />
Mi commuovono, viceversa, gli atti di umanità che rasentano talvolta l&#8217;eroismo, di quegli infermieri, vigili del fuoco, suore, servitori umili dello Stato ecc., che per un modesto stipendio svolgono compiti ingrati con spirito di servizio e aderenza più o meno consapevole al comandamento cristiano. Tutti costoro non hanno bisogno di una croce sulla parete per essere uomini e donne responsabili; il messaggio di Cristo lo portano impresso nel cuore.</p>
<p>Per chiudere facendo riferimento a fatti di cruda attualità, considero molto più vicini a quel Gesù, morto ignominiosamente sulla croce, il povero Stefano Cucchi, massacrato di botte e lasciato morire in carcere (dove non mancano i crocefissi); Diana Blefari, suicida in carcere perchè priva del supporto psichiatrico cui aveva diritto ed estremo bisogno; le centinaia di migranti abbandonati al loro destino di morte nelle acque del Canale di Sicilia rispetto ai falsi &#8220;predicatori di buoni sentimenti&#8221; che intendono solo salvare il crocefisso sulle pareti.</p>
<p>Tratto da <a href="http://mie-idee.blogspot.com/">http://mie-idee.blogspot.com/</a></p>
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		<title>QUANDO GLI ANGELI SE NE VANNO</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 19:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppepollina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Charlie Mariano]]></category>

		<category><![CDATA[Dodici lettere d'amore]]></category>

		<category><![CDATA[Pippo Pollina]]></category>

		<category><![CDATA[Sassofono]]></category>

		<category><![CDATA[Wecker]]></category>

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Bene&#8230;io non sarò ricordato fra quelli che hanno condiviso i momenti più importanti della sua traiettoria musicale. Né sarò annoverato fra i nomi che i giornali stanno riportando sulle poche righe dedicate al grande musicista italo americano scomparso ieri all&#8217;età di quasi 86 anni Charlie Mariano. Ma questo è ovviamente irrilevante.
Condivise il palco e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://img15.imageshack.us/img15/898/charp.jpg" alt="" /></p>
<p>Bene&#8230;io non sarò ricordato fra quelli che hanno condiviso i momenti più importanti della sua traiettoria musicale. Né sarò annoverato fra i nomi che i giornali stanno riportando sulle poche righe dedicate al grande musicista italo americano scomparso ieri all&#8217;età di quasi 86 anni Charlie Mariano. Ma questo è ovviamente irrilevante.<br />
Condivise il palco e le venture insieme a gente come Charlie Mingus oppure Charlie Parker, mica un sassofonista di periferia questo ex abruzzese nato a Boston.<br />
Eppure a partire dal 1993 le nostre strade si incrociarono.E di strada insieme ne abbiamo percorsa tantissima.<br />
In quell&#8217;anno ben 100 concerti sui palchi di Germania, Austria e Svizzera a fare parte di quel grande circo che era lo spettacolo UFERLOS del cantautore Konstantin Wecker.<br />
E mentre nel grande e lussuoso bus che ci portava da una città ad un&#8217;altra molti di noi ( ma non io ) rimediavano una sbronza per sopportare lo stress di un tour senza soste, io e Charlie giocavamo a carte un gioco che lui mi insegnò e di cui era maestro : Oh shit.<br />
Non amava perdere Charlie&#8230;e quando accadeva&#8230;, di rado debbo dire, si incacchiava non poco. Mi raccontava del grande jazz e mi diceva che questa parola non vuol dire nulla e che tutto per lui era Jazz&#8230; provò a insegnarmi il sassofono, ma&#8230;rinunciò ben presto&#8230; ed io pure.<br />
Poi un anno dopo lo chiamai a suonare nel mio CD &#8221; Dodici lettere d&#8217;amore &#8220;.<br />
Lui arrivò, puntuale e professionale come sempre. Incantò tutti su tre brani di quel disco con degli assoli inconfondibili </p>
<p><code>
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<p>E quando nel 1997, per i miei primissimi concerti italiani gli chiesi di partecipare lui accettò senza remore. Quell&#8217;uomo di 74 anni&#8230; che aveva suonato con Parker e Mingus, per dirne solo due.<br />
Viaggiava con noi , nel minibus , in una estate afosa e breve.<br />
Mai una lamentela, mai un rimbrotto anche se dovendo imparare qualche brano dei suoi, jazz o non jazz , per me neofita del pianoforte fu un&#8217;impresa.<br />
Suonammo insieme l&#8217;ultima volta il 1 giugno del 2007 per la tv tedesca e il suo assolo sulla mia canzone Terra non lo dimenticherò mai&#8230;</p>
<p><code>
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	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1GMasqTBigc" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p>Ora ha salutato questo pianeta, che tanto aveva girato, e da qualche parte mi sta scorgendo, lo so&#8230;con il sassofono o le carte in mano&#8230; per ingannare il tempo.</p>
<p>Ciao Charlie.<br />
Di cuore<br />
Pippo</p>
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		<title>Bilal – Viaggiare lavorare morire da clandestini</title>
		<link>http://www.nuovo-mondo.eu/?p=84</link>
		<comments>http://www.nuovo-mondo.eu/?p=84#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 17:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>johnkwyx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura e Formazione]]></category>

		<category><![CDATA[Pace/Guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho appena finito di leggere “Bilal – Viaggiare lavorare morire da clandestini” di Fabrizio Gatti, un giornalista coraggioso che mette a repentaglio la propria vita pur di far conoscere la verità su vicende per le quali abbiamo un’informazione a dir poco addomesticata.
Il libro è la cronaca di alcune tappe del viaggio che spinge questa gente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://img196.imageshack.us/img196/2280/bil.jpg" alt="" /></p>
<p>Ho appena finito di leggere “<strong>Bilal – Viaggiare lavorare morire da clandestini</strong>” di <strong>Fabrizio Gatti</strong>, un giornalista coraggioso che mette a repentaglio la propria vita pur di far conoscere la verità su vicende per le quali abbiamo un’informazione a dir poco addomesticata.<br />
Il libro è la cronaca di alcune tappe del viaggio che spinge questa gente a lasciare la loro terra per raggiungere l’Italia.<br />
Chiamare “tappe” questi momenti del viaggio è un eufemismo, perché la realtà non è immaginabile da chi, come me, ogni sera trova un letto pulito, può bere ogni volta in cui ha sete, e dispone di moderni servizi igienici in cui anche la carta è reclamizzata per essere la più morbida possibile.<br />
Da che parte allora cominciare, per commentare l’inferno che emerge da quelle pagine? Da una foto, che ho visto casualmente e che può essere il giusto epilogo del libro. In essa un “clandestino” –meglio, direi, un uomo- un giovane nero, con una lacrima che gli scende e gli riga la guancia sporca di polvere, stringe con le due mani la mano di un poliziotto, chiusa in un guanto di latice celeste. In quella stretta c’è tutta la disperazione di chi si rende conto che verrà ricacciato nell’inferno da cui è partito. “Perché mi fai questo? –sembra dire quel ragazzo- e questa domanda entra dentro e sconvolge la coscienza. Se fossi io al posto di quel poliziotto –mi chiedo- cosa avrei fatto in quel momento? Sarei stato capace di accogliere quell’angoscia –e che cosa vuol dire lì, in concreto, accogliere quell’angoscia- oppure, più probabilmente, mi sarei nascosto dietro un “dovere” da compiere, quello di rispedirlo al suo paese di origine, un dovere che la mia nazione, quella che reclama la sua identità cristiana, mi impone?</p>
<p><span id="more-84"></span><br />
Ma tornando a Bilal che dà il titolo al libro, questo è il nome scelto da Fabrizio Gatti per introdursi come clandestino nel centro di detenzione di Lampedusa.<br />
Il suo viaggio comincia però a Dakar, in Senegal, e ha come meta le coste della Tunisia, evitando la Libia, lo stesso tragitto di migliaia di persone che cercano di sfuggire alla fame e alla guerra. Ottomila all’anno sono le domande di visto per l’Italia che vengono accettate all’ambasciata di Dakar (e ci si riferisce solo al Senegal), ma di queste solo una minima parte viene trasformate in permesso di ingresso. In realtà, moltissime sono le domande scartate perché incomplete o inaffidabili.<br />
Per partire, a chi non ha documenti in regola non resta che affidarsi a “traghettatori” di mestiere, su mezzi fatiscenti che percorrono strade che della strada hanno solo il nome, spesso con scarse garanzie di arrivare alla meta per cui si è pagato, sia per inconvenienti meccanici, sia per la disumanità e la mancanza di scrupoli degli autisti che non esitano ad abbandonare sulla strada non solo chi cade dai camion, ma talvolta anche l’intero gruppo.<br />
Sul treno che Fabrizio Gatti usa per percorrere una delle prime tappe del viaggio (ma non pensiamo ai “nostri” treni), il giornalista subisce il furto dello zaino con la macchina fotografica e le piante con la segnalazione dei vari pozzi d’acqua nel deserto. Dopo il momento di rabbia, ecco le considerazioni : “ <strong>Il furto sarà anche una forma di ridistribuzione sociale. A queste terre l’Europa ha rubato venti milioni di uomini perché lavorassero come schiavi nelle Americhe. Intere generazioni annientate. Un taglio netto alla continuità demografica, culturale, economica di tutto il Sahel</strong> (Il Sahel è la zona semi desertica che confina con l l&#8217;estremità occidentale del Sahara). <strong>Di questi benefici il mondo ricco gode ancora…e non ne ha mai pagato il prezzo. Al confronto, che cos’è uno zaino?”<br />
</strong>Però Mohamed, che viaggia accanto a lui e raccoglie le sue giustificazioni nei riguardi di chi ha fatto il furto, lo tacita dicendo che<strong> è sbagliato pensare che se uno è povero abbia il diritto di rubare</strong>. <strong>Vuol dire considerare ladri tutti i poveri</strong>. Grande lezione di civiltà.<br />
Il viaggio prosegue su camion colmi di gente, anche duecento persone,ed è difficile dormire per il rischio di cadere e per l’esiguità dello spazio a disposizione di ciascuno. Le condizioni igieniche sono spaventose: diarrea e vomito sono sintomi comuni, e si trasmettono facilmente in quelle ristrettezze.<br />
Kayes, Bamako, Ayorou, Agadez sono fra le tante tappe di un viaggio infinito in cui i trafficanti di immigrati sono essenziali per poter proseguire, e dove il denaro, così faticosamente racimolato dalle famiglie, che investono il loro futuro su questi eroi misconosciuti, deve passare anche attraverso le mani di mediatori, di poliziotti violenti e corrotti, che non esitano a torturare pur di arraffare qualcosa, e naturalmente di quelli che effettuano il trasporto.<br />
Ma il vero punto nodale è Dirkou, <strong>l’oasi degli schiavi, dove là fuori ci sono soltanto la sabbia e Dio</strong>. Dirkou è in mezzo al desertoe segna il passaggio dal Ténéré al Sahara. E’ là che ci sono il maggior numero di stranded. <strong>Stranded in inglese significa arenato, incagliato, lasciato senza mezzi di trasporto, nei guai, in difficoltà. Strand è la traduzione di sponda, riva, spiaggia. Ma negli occhi di questi ragazzi non c’è il sollievo di ogni naufrago quando vede avvicinarsi una spiaggia. C’è il riflesso di una mente che, pur avendo i piedi piantati sulla terraferma, sta annaspando in mezzo ai marosi. I loro sguardi tradiscono il buio del baratro. La polvere sui loro vestiti, sui capelli, sulle loro mani avverte che stanno scivolando sempre più giù. La loro testa non sa più che direzione prendere. “Siamo tranded, amico mio –dice Billy, uno dei tanti che chiedono aiuto al giornalista- Non possiamo permetterci di mangiare. Con l’elemosina che raccogliamo, possiamo comprarci un bicchiere di gari (acqua e zucchero). E anche chi ha da parte qualche soldo, ma non abbastanza per partire, non li spende per mangiare. Altrimenti resterebbe stranded per tutta la vita”. Uno dopo l’altro raccontano che da settimane sono bloccati lì. La loro mente è ancora piena di progetti, di sogni, di voglia di libertà. Solo che non riesce a muoversi da quel posto di fango rosso perché i loro corpi sono rimasti imprigionati dalla vita quotidiana. La mancanza di soldi. La fame. La polvere. Il costo del biglietto sempre più lontano. Ecco da dove arrivano gli schiavi del ventunesimo secolo. “Quando sei stranded stai peggio di un morto –prosegue Billy- perché hai ancora la capacità di vedere e sentire che un morto non ha. E allora soffri”.<br />
“La migrazione femminile segue regole diverse dagli uomini -dice Yaya, che accompagnerà Fabrizio Gatti nella parte più pericolosa del viaggio-. Si devono affidare al bouga, la guida, che le accompagna a Tripoli poche per volta. Ma durante il viaggio sfrutta le ragazze. Ad ogni tappa le ragazze vengono fermate anche due o tre mesi. Perché devono rendere tre o quattro volte il costo del viaggio</strong>”.<br />
Fra le tante storie, sempre tragiche, mi è rimasta impressa quella di Kofi, morto dopo qualche giorno di agonia per non possedere quei pochissimi euro che gli avrebbero permesso di curarsi. Il suo corpo è stato sepolto a Dirkou dalle autorità, che hanno spedito i suoi documenti in Ghana, il paese d’origine. <strong>I genitori di Kofi almeno l’hanno saputo. Non dovranno pensare che il loro ragazzo sia arrivato in Europa e si sia dimenticato di loro. Questo, tra le migliaia di schiavi mai approdati in fondo al viaggio, è già un grande privilegio. L’onore della memoria. Il privilegio di non essere ricordati come figli ingrati</strong>.<br />
Fra i tanti incontri che Fabrizio Gatti ha sulla costa della Tunisia, una volta arrivato lì senza passare dalla Libia dove correva il rischio di essere arrestato, c’è quello con Mohamed.<br />
Mohamed gli rivolge tante domande: “<strong>Tu mi devi dare una risposta. Il governo italiano</strong> (quello di Berlusconi, prima dell’ultimo Prodi)<strong> ha fatto pressione sul nostro perché i clandestini siano arrestati. Tanto che adesso salpano più a sud, il viaggio è troppo lungo e le barche affondano. Dimmi allora perché l’Italia non fa pressioni sul nostro presidente perché ci conceda più libertà? Avete paura che noi diventiamo come l’Algeria? L’opposizione tunisina non è fatta di estremisti. Gli estremisti tunisini li avete allevati voi in Europa. Quella gente è partita laica. Sono diventati estremisti nelle moschee di Milano, di Vienna, di Londra. Bel risultato. Allora perché per noi non chiedete più libertà? Se fossimo più liberi in Tunisia, io non verrei in Italia. E ci sarebbe un clandestino in meno. Invece con una mano ci fate bastonare dal nostro presidente, con l’altra ci impedite di entrare legalmente…Queste cose io non posso dirle ai miei colleghi tunisini. Per questi discorsi normali, umani, in Tunisia ti arrestano…Tu vivi in Europa. Tornerai alle tue comodità, alla tua casa, al tuo lavoro. Al tuo Paese complice del nostro governo. E io tra cinque minuti vado a sdraiarmi sui cartoni del mercato del pesce. Ma dove era scritto che le nostre vite dovevano essere così? Io dovrei essere arrabbiato con te. Poi però mi dico: tu che c’entri? Allora perché doveva toccare a me? Cosa c’entro io con questo schifo?”<br />
</strong>Domande destinate a restare senza risposta.<br />
La mia impressione, dopo aver letto di quanto questi “eroi” devono sopportare per raggiungere le coste dell’Africa, è che la traversata per mare per raggiungere Lampedusa, che pure si risolve molte volte in tragedia (quanti sono i morti per annegamento?), sia la parte meno difficile del viaggio.<br />
Lampedusa, appunto. Qui Fabrizio Gatti riesce ad entrare come clandestino, col nome di Bilal, in un centro di detenzione (dopo essersi buttato in mare da uno scoglio per rimanere in acqua alcune ore nella notte ed essere soccorso da gente del posto). Vi rimarrà per alcuni giorni, e il racconto che ne fa non è onorevole per l’Italia. Basta un solo particolare, che dice tante cose: fra i ringraziamenti finali del libro, il giornalista si premura di ringraziare “<strong>il brigadiere dei carabinieri del Battaglione di Napoli che non ha mai smesso di trattarci da uomini dentro la grande gabbia</strong>”. Trattarci da uomini. Non era forse normale essere trattati da persone? Anche gli animali, nella maggior parte dei casi, vivono in migliori condizioni.<br />
Dal Sud al Nord. Treviso, una delle città più ricche d’Italia. Sulle strade che portano alla città senza panchine, fatte togliere dal sindaco perché non vi sedessero gli immigrati, tante ragazze si prostituiscono. In maggioranza vengono dall’Africa e Dirkou è la parola chiave per entrare in contatto con Giulia, nome d’arte, una di loro. “<strong>Non spogliarti, devo solo farti una domanda. Dimmi, che immagine hai degli italiani?” Lei si abbassa la maglietta, sorride, si accende una sigaretta :”Un corpo addosso, con le braghe abbassate e il portafoglio in mano”. Lo dice come se stesse pensando ad una cosa normalissima, e spiega che qui la gente è molto legata ai soldi, e gli uomini tengono il portafoglio in mano anche quando fanno sesso per paura che “mentre scopano, tu glielo possa fregare</strong>”.<br />
Di nuovo al Sud, questa volta in Puglia, dove Bilal viene assunto da un caporale per una giornata di lavoro nei campi, a raccogliere pomodori, assieme agli altri “schiavi” che arrivano dalla Polonia, dalla Romania, dalla Bulgaria. E dall’Africa.<br />
Schiavi è la parola giusta per descrivere le condizioni in cui sono tenute queste persone, uomini e donne come noi, con i nostri stessi bisogni, le nostre stesse aspirazioni, i nostri stessi sogni. Subiscono pestaggi e umiliazioni di ogni sorte senza potersi appellare a nessuno. <strong>Ma nessuno protesta più. Nessuno può reagire…Se migliaia di testimoni fingono di non vedere. Se decine di migliaia di abitanti di queste terre se ne stanno zitti. Se viene a mancare l’attenzione della cosiddetta società civile, cioè di tutti noi, cosa possono fare uomini e donne sradicati dal proprio mondo, dal proprio Paese, dalle proprie famiglie? Tacere e obbedire. E’ una questione di vita o di morte…Questi schiavi sanno che nessun italiano, qualunque cosa succeda, verrà mai a salvarli. Nessuna autorità. Da quando sono arrivati, questi braccianti sono figli di nessuno</strong>.<br />
La vicenda di Pavel di 39 anni, romeno, è talmente inverosimile che fatico a crederla vera. Punito dai suoi padroni per un furto non commesso, gli vengono spezzate le braccia a colpi di spranga e non viene ucciso solo per l’intervento dei suoi compagni di stanza. Viene soccorso solo dopo undici ore (gli altri braccianti avevano paura del caporale), portato in ospedale, operato alle braccia e ingessato. Viene riconsegnato dopo appena quattro giorni alla polizia e gli viene notificato il decreto di espulsione. Una macchina della questura lo riporta al posto dove “alloggiava” e dove trascorrere i due mesi di convalescenza, con le braccia immobilizzate. Da qui viene però cacciato e si rifugia in un casolare abbandonato dove, di nascosto, gli vengono portati un po’ d’acqua e di cibo. Dopo nove giorni viene contattato da qualcuno, sempre di nascosto, un avvocato di Foggia, che continua a credere alla presenza dello Stato. Pavel ha la febbre a causa di una setticemia, e l’avvocato lo porta immediatamente all’ospedale. Curato e dimesso, deve essere accompagnato in questura per chiedere la sospensione dell’espulsione per gravi motivi di salute e per formalizzare la denuncia contro chi l’ha ridotto così. L’avvocato è fiducioso, ma quando incontra Fabrizio Gatti per raccontargli l’epilogo della vicenda, non può trattenere lacrime e imprecazioni. “<strong>Me l’hanno arrestato. Mi avevano garantito che avrebbero sospeso l’espulsione, invece il capo di turno in questura o il magistrato hanno deciso di arrestarlo. Verrà processato al più presto per non aver rispettato il decreto di espulsione</strong>”. <strong>All’udienza per direttissima l’avvocato chiede il rinvio del processo e il giudice lo concede. E’ la prima decisione a favore di Pavel. La prima in un mese, dal pomeriggio in cui e stato massacrato a sprangate. Rischia comunque da uno a quattro anni di prigione, per la legge italiana sull’immigrazione. Più di quanto potrebbe prendersi il caporale, che intanto resta libero</strong>.<br />
Dopo qualche mese Fabrizio Gatti rivede Pavel: non è più quello di prima. <strong>I suoi gomiti non sono mai guariti e sollevare un sacchetto di pochi etti è già uno sforzo doloroso per lui. Abita in un immondezzaio e ha solo l’aiuto di pochi</strong>. Non ha più lavoro, e non ha soldi da mandare alla sua famiglia in Romania. <strong>Eppure Pavel ha avuto il coraggio di denunciare il suo caporale. Se ancora esiste la società civile, dovremmo essergli tutti grati per averci aiutato a scoprire un criminale</strong>, che invece, dopo un breve periodo in carcere, vive già da uomo libero.</p>
<p>Questa è solo una piccolissima parte di quello che Fabrizio Gatti riporta nel suo libro. Immagino che queste esperienze avranno lasciato in lui un segno indelebile. Anch’io non potrò più guardare con gli stessi occhi di prima quei giovani neri che mi fermano per chiedermi di acquistare qualcosa, oppure che raccolgono in fretta la loro mercanzia e filano via all’avvicinarsi delle forze dell’ordine.<br />
Fra loro ci saranno sicuramente gli “eroi”, conosciuti da Bilal, che hanno avuto il coraggio, folle, di attraversare il deserto e il mare, per riscrivere la storia, quella loro e delle loro famiglie.</p>
<p><strong><em>Flavio</em></strong></p>
<p><em>LE PARTI IN NERETTO SONO TRATTE DAL LIBRO</em></p>
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		<title>Io e i migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 08:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MarinaM.</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura e Formazione]]></category>

		<category><![CDATA[Pace/Guerra]]></category>

		<category><![CDATA[Come un uomo sulla terra]]></category>

		<category><![CDATA[documentario]]></category>

		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>

		<category><![CDATA[immigrati]]></category>

		<category><![CDATA[libia]]></category>

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A volte, quando mi lascio catturare da qualche fantasia mistica, penso che la metempsicosi forse non è poi un concetto così surreale ed immagino che, in qualche mia vita precedente, sono stata un arabo, un musulmano. Tutto questo perché, stranamente, ho da quando sono piccola un profondo legame inconscio con la cultura islamica, tanto da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://img19.imageshack.us/img19/1461/comeuom.jpg" alt="" /></p>
<p>A volte, quando mi lascio catturare da qualche fantasia mistica, penso che la metempsicosi forse non è poi un concetto così surreale ed immagino che, in qualche mia vita precedente, sono stata un arabo, un musulmano. Tutto questo perché, stranamente, ho da quando sono piccola un profondo legame inconscio con la cultura islamica, tanto da spingermi, dall&#8217;infanzia, a cercare di apprendere la lingua araba, devo dire con scarsi risultati (anche se grazie alla pazienza di qualche mio amico nel corso dell’ultimo anno sono riuscita ad apprendere le prime parole).</p>
<p>Similmente mi sento legata intimamente anche alla cultura africana&#8230;l&#8217;amore, invece, per  la cultura sudamericana è, direi, un amore maturo, che ho sviluppato quando ero già più cresciutella. Cosa c&#8217;entra questo con il tema dell’immigrazione e dei rapporti Italia-Libia? C&#8217;entra&#8230;perché vedendo i volti degli immigrati intervistati nel documentario &#8220;<a href="http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/"><strong>Come un uomo sulla terra&#8230;</strong></a>&#8220;<strong>*</strong> ed ascoltando i loro racconti mi sono sentita lacerata dentro, sofferente quasi come per un senso di appartenenza; è stato qualcosa di più della semplice empatia e del semplice compiatimento. Le loro sofferenze le sento davvero come fossero mie.</p>
<p>Lascio anche a voi qui qualche traccia, così che le possiate seguire ed arrivare a scoprire cosa si cela dietro questa tragica realtà.<br />
<span id="more-77"></span><br />
La partenza per i viaggi della speranza, in genere, avviene da uno degli stati dell&#8217;entroterra africano, quelli più poveri, per intenderci. Tutti coloro che si spostano, lasciando la propria terra, la propria casa, la propria famiglia, i propri amori, lo fanno con l&#8217;intenzione di fermarsi in Libia senza proseguire oltre, data la particolare condizione socio-economica di questa nazione. </p>
<p>La Libia, infatti, conta circa 5.000.000 di abitanti, quasi tutti impiegati in imprese e strutture statali e quasi tutti al di sopra della soglia del benessere. Gheddafi, in passato, ha trasformato il suo governo da un sistema simil-socialista ad una dittatura asfissiante che ha comunque un vasto consenso popolare, proprio per le ottime condizioni economiche in cui versa la popolazione indigena. Oltre i libici, però, vivono in questa nazione circa 2.500.000 immigrati che sono ampiamente sfruttati, che svolgono i lavori più pesanti e i cui diritti sono ampiamente negati.</p>
<p>Chi, però, scappa dalla fame, dal deserto e dalla guerra vede nella Libia e nelle possibilità di lavoro che assicura una meta promessa,  se non fosse che le cose non vanno proprio come previsto&#8230; Dopo aver pagato al trafficante la somma in denaro necessaria centinaia di persone vengono caricate su di un fuoristrada land rover o un mezzo simile, e condotte attraverso il deserto senza cibo e con pochissima acqua, tenute buone dalle continue minacce dell&#8217;autista che non si fa remore ad utilizzare la sciabola o la pistola che porta sempre con sé. Il sistemare centinaia di perone così stipate fa si che alcuni dei “passeggeri” siano costretti a viaggiare appesi letteralmente alle fiancate della vettura o seduti sul tettuccio o sul cofano anteriore, con il notevole rischio di cadere e di essere abbandonati nel deserto. Nessun conducente, infatti, tornerebbe mai indietro per il recupero.</p>
<p>Arrivati in Libia ci si gioca la propria sorte&#8230;ogni tre convogli, infatti, uno viene fermato dalla polizia libica, su segnalazione dagli stessi trafficanti (capirete poi perché), e le persone a bordo vengono arrestate e condotte in carceri disumane dove sono sottoposte a continue torture, stupri, dove il cibo scarseggia e anche l&#8217;acqua. Dopo un certo numero di giorni la stessa polizia libica riconduce gli immigrati indietro, verso Kufra, una città che è in pieno deserto, e lì questi vengono di nuovo imprigionati, torturati, affamati ed assetati e, in più, alla fine di un lungo ed estenuante calvario, venduti dalla stessa polizia libica di nuovo ai trafficanti per 30 dinari a testa. </p>
<p>Pensate che durante il viaggio si è chiusi in più di cento in un container dove è possibile respirare  solo  grazie a piccole feritoie ricavate nelle pareti di ferro, senza potersi dissetare né sfamare&#8230;la traversata dura due giorni e mezzo. </p>
<p>Molti dei migranti “inscatolati” come merce non ce la fanno e muoiono lungo il percorso, altri non riescono a tollerare tutta l’ angoscia e si suicidano in carcere. Da Kufra ricomincia un secondo viaggio attraverso il deserto; si riparte di nuovo verso la Libia sempre dopo aver pagato la propria quota.</p>
<p>Una volta arrivati riprende la roulette russa: alcuni “finalmente” riescono ad arrivare nelle mani degli ultimi intermediari che organizzeranno l&#8217;imbarco sulle carrette del mare verso l&#8217;Italia, altri, a caso, ricapitano di nuovo nelle mani della polizia e ricominciano d’accapo il ciclo. C&#8217;è chi è stato arrestato e rivenduto per ben 7-8 volte.</p>
<p>Gli ultimi giorni sono forse quelli più pesanti perché, come alcuni di voi sapranno, non si sa mai qual è il giorno fissato per la partenza. Semplicemente senza preavviso, di notte o di giorno non fa differenza, arriva la chiamata e bisogna recarsi di corsa nel punto scelto per salire sulla carretta. Altrimenti si rischia di rimanere a piedi&#8230;anche avendo già pagato. In questi giorni, quindi, non ci si toglie mai i vestiti di dosso, nemmeno per dormire, per essere sempre pronti. Poi arrivano le onde del mediterraneo che ingoiano migliaia di vite&#8230;Bene,  quando il governo italiano decide di respingere i migranti li getta in questo abisso.<br />
Dal 2004 (governo Berlusconi) esistono degli accordi con la Libia, dapprima segreti, in base ai quali l&#8217;Italia fornisce svariati milioni di dollari, oltre che mezzi, per gestire queste operazioni criminali e aggiunge alla fornitura anche 1.000 sacche per cadaveri&#8230;i morti sono già nel conto.</p>
<p>Durante la parentesi del governo Prodi (cosa più schifosa) gli accordi non sono stati revocati, anzi, sono stati riconfermati altri 6 milioni di dollari per finanziare le nuove deportazioni. Mi spiace, ma di questo si tratta&#8230;e noi siamo di nuovo alleati di un sistema internazionale sadico che perpetua le peggiori violenze che si possano immaginare.<br />
Quali sono i vantaggi del nostro potere corrotto? Certo non vedere qualche &#8220;faccetta nera&#8221; in meno in giro per le strade, ma semplici ricavi economici. La Libia, infatti, è azionista della Fiat, della Juve, dell’Eni, dell’Enel e non solo&#8230;molte nostre imprese stanno, inoltre, trasferendo la loro produzione nel territorio libico per sfruttare quei poveri uomini e quelle povere donne che vengono respinti indietro verso l&#8217;inferno o vi restano bloccati. Ci scherzate, non so se mi spiego&#8230;avere migliaia di operai che puoi non pagare a tuo volere, che non devi rispettare, che non devi tutelare, ma anzi che puoi calpestare senza ritegno, fa sempre comodo per un porco imprenditore senza scrupoli. Schiavi che non hanno nemmeno la forza di parlare&#8230;Vergogna&#8230;</p>
<p>Io mi sento in colpa, lo dico senza remore, ed è per questo che mi sento lacerata il doppio. Perché c&#8217;è chi ha il mio stesso colore della pelle, la mia stessa lingua, la mia stessa nazionalità, quasi il mio stesso dna che mi fa vergognare anche di avere in comune solo queste cose. Per fortuna non la mente e non il cuore&#8230;</p>
<p><strong>Marina</strong></p>
<p><strong>*</strong> <em>“Come un uomo sulla terra” è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. Il documentario si inserisce in un progetto di Archivio delle Memorie Migranti che dal 2006 l’associazione Asinitas Onlus, centri di educazione e cura con i migranti (www.asinitas.net) sta sviluppando a Roma in collaborazione con ZaLab (www.zalab.org), gruppo di autori video specializzati in video partecipativo e documentario sociale e con AAMOD – Archivio Audioviso Movimento Operaio e Democratico. Le attività della “scuola di italiano” Asinitas Onlus sono portate avanti con il sostegno della fondazione Lettera 27 e della Tavola Valdese. Il film è stato prodotto da Marco Carsetti e Alessandro Triulzi per Asinitas Onlus e da Andrea Segre per ZaLab</em></p>
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		<title>Il Mugello vittima dei Treni ad Alta Voracità</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Seba</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[alta velocità]]></category>

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«Caro Sebastiano, che ne diresti di inserire questo articolo di Repubblica nel nostro blog? Leggerlo mi ha fatto male e, inoltre, penso sia interessante, per le conseguenze ambientali su una zona molto bella».
«Caro Flavio, leggere l’articolo che mi segnali ha fatto male anche a me, ma per motivi diversi dai tuoi; sono stato colpito da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/almostblue58/3381803499/" title="Mugello2 di almostblue58, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3623/3381803499_0a50a7f71a.jpg" width="500" height="334" alt="Mugello2" /></a></p>
<p>«Caro Sebastiano, che ne diresti di inserire <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/ambiente/tav-torrenti/tav-torrenti/tav-torrenti.html?ref=search" target="_blank">questo articolo di <i>Repubblica</i></a> nel nostro blog? Leggerlo mi ha fatto male e, inoltre, penso sia interessante, per le conseguenze ambientali su una zona molto bella».<br />
«Caro Flavio, leggere l’articolo che mi segnali ha fatto male anche a me, ma per motivi diversi dai tuoi; sono stato colpito da due aspetti: la parzialità delle notizie e i dieci anni di ritardo nel dare le informazioni contenute nell’articolo».<br />
L’articolo in questione s’intitola <i>Appennino, i torrenti inghiottiti dagli scavi dell&#8217;Alta velocità</i>, è stato pubblicato in prima pagina, su <i>Repubblica</i> del 22 marzo, ed è un «Viaggio nel Mugello dove il sistema idrico è stato distrutto e le falde sono precipitate di centinaia di metri», firmato dall’inviato Paolo Rumiz. Il suo racconto è puntuale. Agghiacciante. Tanto che lo stesso giornalista definisce ciò che la Tav ha provocato nel Mugello «Una catastrofe come il Vajont, ma alla rovescia». Peccato non ci dica <i>chi</i> abbia provocato quella catastrofe.<br />
<span id="more-70"></span><br />
Nel ’91 le Ferrovie dello stato affidarono alla Tav spa la progettazione e costruzione delle nuove linee veloci. Successivamente, Fs e Tav decisero di ricorrere alla figura dei General contractors (Iri, Eni e Fiat) per progettazione esecutiva e realizzazione delle opere, da completare entro sei anni dall’apertura dei cantieri. I  General contractors sono organizzati in consorzi, quello della tratta Bologna-Firenze si chiama Cavet e ha come capofila la Fiat. Un nome che nell’articolo non c’è. Così come <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/04/danni-in-mugello-cavet-condannato-per-la.html" target="_blank">non c’è notizia delle condanne che il Tribunale di Firenze, lo scorso 3 marzo (19 giorni prima del reportage di Rumiz) ha inflitto ad amministratori e tecnici del Cavet. In primo grado.<br /></a><br />
È la prima volta in oltre dieci anni che il quotidiano diretto da Ezio Mauro dedica un articolo allo sventramento del Mugello nelle pagine nazionali. Fino al 22 marzo se ne era parlato solo nelle pagine fiorentine. Eppure, almeno da quando è esploso il movimento No-Tav in Val di Susa, la questione dei disastri dell’Alta velocità è fatto nazionale. Ma prima ancora, il settimanale <i>Avvenimenti</i> (che purtroppo non esiste più), fra il 2003 e il 2004, ad esempio, ha dedicato all’argomento ben tre inchieste approfondite e documentate. Purtroppo non si trovano online, ma lo so per certo ché l’autore di quelle inchieste sono io.<br />
E ancora prima, sul territorio, <a href="http://www.legambientemugello.it/" target="_blank">Legambiente Mugello</a> e <a href="http://associazioni.comune.firenze.it/idra/inizio.html" target="_blank">l’associazione Idra</a> avevano abbondantemente denunciato prima i rischi e poi i danni. Senza contare l’inutilità dell’opera: un miliardo di euro per risparmiare 22 minuti di viaggio in treno. È evidente che l’opera serviva/serve ad altro, non certo alla  presunta modernizzazione della rete ferroviaria.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/almostblue58/3381805951/" title="Mugello3 di almostblue58, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3446/3381805951_672cdcc647.jpg" width="500" height="375" alt="Mugello3" /></a></p>
<p>L’ingegnere Ivan Cicconi è uno dei massimi esperti italiani di opere pubbliche e, soprattutto, della legislazione che regolamenta la materia.<br />
Nel ’98 ha scritto un importante libro, <i>Storia del futuro di Tangentopoli</i>, sul sistema delle tangenti nell’edilizia, indicando nei progetti per l’Alta velocità ferroviaria il <i>futuro di Tangentopoli</i>. Ma senza Mani pulite. Senza, cioè, la possibilità che la giustizia possa perseguire la corruzione. La chiave di volta veniva individuata in due nuove “figure” del mercato nostrano degli appalti pubblici, due figure importate dagli Usa e dal mondo anglosassone e “adattate” al caso italiano: il “general contractor” e il “project financing”. Un binomio devastante per le casse pubbliche, per il territorio e per il Paese. Un binomio che consente al governo Berlusconi di perpetrare «una truffa ai danni dei nostri figli, nipoti e pronipoti», sostiene Cicconi in un altro libro, <i>Le grandi opere del Cavaliere</i>, pubblicato nel 2004. Alla fine della giostra ci ritroveremo a pagare circa due milioni di euro l’anno di tasse in più, qualcosa come 4000 miliardi di vecchie lire.<br />
Il <i>general contractor</i> è un soggetto privato organizzato in modo tale da garantire all’amministrazione pubblica la realizzazione “chiavi in mano” di una grande opera occupandosi, direttamente o indirettamente, della progettazione e della realizzazione, anche subappaltando l’intero lavoro. Il <i>project financing</i> è una tecnica finanziaria che consente di reperire finanziamenti in base alla valenza tecnico-economica di un progetto invece che sulla capacità di indebitarsi del soggetto che chiede il prestito. In Italia, grazie all’invenzione di Paolo Cirino Pomicino al tempo in cui era ministro al Bilancio dell’ultimo governo Andreotti, nel 1991, non è il progetto in sé a far scucire gli anticipi alle banche, ma il fatto che è lo Stato a fare da garante, azzerando i rischi per l’impresa (il general contractor). È così che si sta realizzando la linea dell’Alta velocità, i cui costi sono si sono decuplicati, rispetto alle previsioni iniziali. E non è certo finita.<br />
«Il sistema anti Mani Pulite e pro Tangentopoli è perfetto - scrive Marco Travaglio nella prefazione al volume -: pubblico per i rischi e i quattrini, privato per i profitti. Un sistema che istituzionalizza e legalizza i fondamenti della corruzione. Taglia le mani a ogni controllo, amministrativo e giudiziario, favorendo le grandi imprese e le grandi mafie che potranno subappaltare tutto a trattativa privata, con una stretta di mano fra quattro mura, senza alcun controllo. Fa lievitare i tempi e i costi. Non stimola gli investimenti privati, anzi consente l’uso privato di risorse pubbliche, compreso il patrimonio ambientale e culturale. E infine, con un colpo di bacchetta magica, fa sparire enormi debiti che il governo sta accumulando, nascondendoli per un po’ sui bilanci delle “Italia Spa” (che possono farsi prestare quanti quattrini vogliono dalle banche, tanto garantisce lo Stato). Ricompariranno - chiarisce Travaglio - a fine lavori».<br />
Infatti sono ricomparsi, durante l’ultimo governo Prodi. Ma la cosa è rimasta sottotraccia perché il centrosinistra ha le sue brave responsabilità in tutto ciò. Lo scempio è cominciato proprio quando il Mugello aveva un rappresentante (?) al Senato che avrebbe potuto porre la questione all’attenzione dell’opinione pubblica, con tutta la forza e l’autorevolezza che gli deriva dal chiamarsi Antonio Di Pietro (senza contare che la Toscana è storicamente regione “di sinistra”). Ma Di Pietro nel Mugello ha solo cominciato la sua carriera politica, poi è sparito, non lo hanno più visto. Nella scorsa legislatura, inoltre, da ministro delle Infrastrutture, è stato l’uomo che più di ogni altro si è battuto per salvaguardare gli interessi delle grandi imprese edili spingendo per la realizzazione di tante presunte grandi opere che di «grandi» hanno solo i costi per la collettività e l’impatto devastante sul territorio. S’è speso persino per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Che è tutto dire.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/almostblue58/3382680980/" title="Mugello4 di almostblue58, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3647/3382680980_5d2a5cc8d6.jpg" width="500" height="333" alt="Mugello4" /></a></p>
<p>Circa venticinque anni fa ho conosciuto un urbanista catanese che considero uno dei miei maestri. Era presidente della sezione siciliana dell’Inu, l’Istituto nazionale di urbanistica. Era un “gran rompicoglioni”: sempre a scrivere esposti alla magistratura su irregolarità negli appalti pubblici. E se la magistratura non interveniva, scriveva al Csm. Quand’è morto, quindici anni fa, tutti gli affaristi siciliani - specie quelli catanesi - hanno tirato un lungo respiro di sollievo. Alcuni sono persino andati al suo funerale, quasi volessero verificare di persona che fosse defunto. Li ho visti. C’ero. E me ne sono uscito dalla chiesa prima di dovere scambiare il “segno della pace” con affaristi senza scrupoli e mafiosi in doppiopetto. Era ingegnere e docente universitario di Urbanistica. Si chiamava Giuseppe D’Urso. M’ha insegnato che il solo patrimonio collettivo di cui disponiamo è il territorio e le risorse in esso contenute. Da allora ho cominciato a raccontare i predatori e i loro sporchi affari a danno della collettività. Un aspetto, questo, sul quale c’è scarsa - quasi nessuna - consapevolezza. Ed è di questa inconsapevolezza che si fanno forti i ladri di futuro, poiché chi ci sottrae il territorio ci sottrae pezzi di futuro. I responsabili hanno nomi e cognomi, ma sui grandi giornali (non solo su <i>Repubblica</i>) difficilmente li trovi, specie se si chiamano Fiat, come nel Mugello.<br />
<P ALIGN="RIGHT">Sebastiano Gulisano</p>
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		<title>La naturalezza della multietnicità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 08:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MarinaM.</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura e Formazione]]></category>

		<category><![CDATA[Pace/Guerra]]></category>

		<category><![CDATA[multiculturalità]]></category>

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Ieri è stata una di quelle domeniche che mi sarebbe piaciuto trascorrere lentamente, casomai vicino ad un camino guardando lo scoppiettio delle fiamme, con un buon bicchiere di vino (eh, che atmosfera…).
Non ha fatto altro che piovere qui a Cinisi, così tanto che pare quasi aver lavato via ogni cosa, anche i rumori, le voci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Sono italiano? di almostblue58, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/almostblue58/2934552177/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3270/2934552177_12111a7e5e.jpg" alt="Sono italiano?" width="508" height="461" /></a></p>
<p align="justify">Ieri è stata una di quelle domeniche che mi sarebbe piaciuto trascorrere lentamente, casomai vicino ad un camino guardando lo scoppiettio delle fiamme, con un buon bicchiere di vino (eh, che atmosfera…).</em><br />
Non ha fatto altro che piovere qui a Cinisi, così tanto che pare quasi aver lavato via ogni cosa, anche i rumori, le voci e i suoni, lasciando solo un silenzio bagnato che si specchia nelle strade sommerse dalle pozzanghere.</em><br />
Eppure sono tutt&#8217;altro che tranquilla, perché ho il brutto vizio di lasciare che la mia serenità sia all&#8217;improvviso sconvolta dai dolori altrui, anche di chi apparentemente mi è lontano. Apparentemente…</em><br />
Sabato leggevo (anzi studiavo) il pacchetto sicurezza promosso da Maroni e approvato dal Senato e non nascondo che spesso un brivido mi correva lungo la schiena. Perché posso immaginare che dopo loro, che saranno i primi, i migranti, toccherà a noi, a quelli come me.</em></p>
<p>Cosicché quella famosa poesia</p>
<p><em>Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.</em><br />
<em>Poi vennero a prendere gli ebrei (oggi direi migranti) e stetti zitto perché mi stavano antipatici. </em><br />
<em>Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. </em><br />
<em>Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. </em><br />
<em>Un giorno vennero a prendere me e non c&#8217;era rimasto nessuno a protestare.</em></p>
<p>diventerà una profezia, purtroppo già realizzatasi anche in passato.<br />
<span id="more-64"></span></p>
<p align="justify">Ho parecchi amici immigrati e tutti, non mi meraviglia, sono spaventati e chiedono a me spiegazioni riguardo le ultime vicende politiche. Io cerco di sdrammatizzare, dicendo loro che non è ancora il momento di scappare, ma quando arriverà saremo noi ad avvisarli e ad aprire loro le vie di fuga…ma a pensarci bene mi tremano le gambe. Perché mai come in questo momento ho la consapevolezza che, nel mio piccolo, dovrò schierarmi contro lo stato, essendo costretta a non rispettare le leggi, come quei medici che decideranno di non farsi delatori e denunciare gli immigrati clandestini in cura da loro. Forse ora tutto questo è piuttosto contenuto, ma degenererà a breve.</p>
<p>Mi spaventa sentire quello che oggi dicono gli altri intorno, dimostrando come le tecniche di controllo delle menti e delle emozioni abbiano funzionato alla perfezione ottenendo i risultati aspettati. Mi spaventa vedere gli immigrati trattati come esseri inferiori, come parassiti da eliminare, proprio loro che invece dovrebbero ricevere le nostre cure e la nostra accoglienza. Mi spaventa capire come oggi la diversità venga considerata come un male da eliminare con la forza…e, per questo, non ci sono altre possibilità se non l&#8217;eliminazione fisica di chi la rappresenta. E&#8217; così difficile capire che la diversità è un valore aggiunto e la sua accettazione impedisce qualsiasi tipo di abominio?</p>
<p>Sarà… sarà che io ho trascorso circa 6 anni della mia infanzia con cinque fratelli kosovari, mussulmani, che lavoravano come braccianti nelle campagne di mio zio e uno di loro divenne allora uno dei miei migliori amici. Ricordo quando ci conoscemmo, e, dopo esserci studiati con lo sguardo per lungo tempo, cominciammo a giocare assieme… Avevo 10 anni, Sadat 15, e bastava un pallone per socializzare superando anche le difficoltà linguistiche. Oppure ricordo quando mi salvò, afferrandomi al volo, da un bel tuffo non voluto nella vasca che raccoglieva l&#8217;acqua per gli innaffiatoi, perché fui trascinata da un pesce lungo circa un metro che tirava la lenza con tutta la sua forza (più di quanta ne potessi supportare io). Alla fine tirò me assieme alla canna da pesca, con così tanta grinta che cademmo al suolo entrambi… assieme al pesce, forse ancora incredulo. Fu lui, Sadat, ad insegnarmi a pescare e ad infilare l&#8217;amo nel verme (una cosa che non rifarei…).</p>
<p>Lui e i suoi fratelli erano tutti mussulmani, ma non praticanti, si direbbe, se non per il fatto che durante il ramadan digiunavano sul serio fino al tramonto, quando poi si davano ai bagordi. Accendevano un falò e si destreggiavano tra carne arrosto, balli, canti, ecc. Io ero affascinantissima da quel loro essere diversi eppur uguali, cosicché spesso scappavo letteralmente e, contro le imposizioni dei miei familiari che erano restii nel farmeli frequentare troppo, correvo da loro. Cosicché un giorno mi presero in braccio in tre e mi chiusero in uno scatolone di cartone, dove poi scrissero il loro indirizzo in Kosovo… il tutto per gioco naturalmente.</p>
<p>Già da qualche anno, del resto, ascoltavo Battiato con tantissimo entusiasmo, soprattutto perché sapeva mescolare con maestranza lingue diverse nelle sue canzoni, cosicché cercavo di imparare a memoria anche i versi più difficili, ad esempio quelli in arabo. Così, a poco a poco, si è sviluppato il mio interesse per le altre popolazioni, con le loro religioni, usanze, ecc. Così, soprattutto, si è sviluppato il mio interesse per l&#8217;Islam e il mondo arabo, tant&#8217;è vero che una delle mie canzoni preferite è di un cantante egiziano… e pazienza se conosco solo il significato di qualche parola perché me l&#8217;ha tradotta un mio amico del Marocco. Anche una delle parole che uso più frequentemente è araba… habibi, che vuol dire &#8220;amore mio&#8221;…ma in realtà anche qualcos&#8217;altro, come dice sempre questo stesso mio amico. Dice lui che è una parola così preziosa che non bisognerebbe usarla troppo… ma io, proprio perché la considero preziosa, la uso il più possibile.</p>
<p>Lui è un mussulmano praticante, per cui ogni volta che scatta il  ramadan si impegna in ogni modo e con ogni mezzo per evitare il contatto con qualsiasi donna, cercando anche di non incrociare il suo cammino, cosicché mi piace prenderlo in giro in quell&#8217;occasione, casomai piantandomi davanti a lui con le braccia conserte così da impedirgli il passaggio. A lui un giorno raccontai di un &#8220;incidente&#8221; che mi era successo a Palermo con un altro ragazzo mussulmano, sempre nel periodo del ramadan e mi beccai una bella ramanzina. Qualche giorno prima, infatti, mi era capitato di entrare in un negozio di abbigliamento etnico, uno di quelli che frequento spesso e che sono gestiti da immigrati bengalesi. Non mi ero accorta che, oltre al ragazzo che era dietro il bancone, c&#8217;era qualcun altro all&#8217;interno. In un angolo, al buio, stretto in una sorta di piccolo ripostiglio, un uomo stava pregando, stando tranquillo sul suo tappeto, tranquillo; fino a quando io, non volendo, l&#8217;ho calpestato&#8230; il tappeto intendo.</p>
<p>In realtà, nell&#8217;oscurità, non l&#8217;avevo proprio visto. Dato che avevo ormai immagazzinato le mille raccomandazioni riguardo il ramadan, sono saltata all&#8217;indietro, riuscendo solo a dire &#8220;scusa, scusa, scusa&#8221;. Mi aspettavo di essere fulminata, per lo meno con lo sguardo, e invece lui si è alzato e mi ha sorriso, dicendomi, &#8220;non ti preoccupare, avevo finito&#8221;. Io gli ho risposto &#8220;lo so che siete in ramadan, ma non ti avevo proprio visto messo lì dietro…&#8221; e lui &#8220;e tu che ne sai del ramadan…&#8221;. Ne sapevo più di quanto immaginava.</p>
<p align="justify">Perché vi dico questo? Perché ve lo racconto? Perché è nella quotidianità, nelle piccole cose, che nasce l&#8217;accettazione della multi-etnicità. Con naturalezza.</p>
<p align="right">Marina M.</p>
<p align="center">***</p>
<p align="justify"><a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/dl-sicurezza/civilta-odio/civilta-odio.html?ref=search" target="_blank">La nuova civiltà dell’odio, di Giuseppe D’Avanzo (<em>la Repubblica</em>, 6 febbraio)<br />
</a></p>
<p align="justify"><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/6008-sui-diritti-negati-ai-migranti-muore-la-democrazia/" target="_blank">Sui diritti negati ai migranti muore la democrazia, di Gennaro Carotenuto (<em>Giornalismo partecipativo</em>, 7 febbraio)<br />
</a></p>
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		</item>
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		<title>Il giorno della memoria smarrita</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 10:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Seba</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pace/Guerra]]></category>

		<category><![CDATA[Gaza]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://cittadiariano.it/blog/huey/files/2008/05/gaza-shelling.jpg" border="0" alt="" width="511" height="346" align="top" /></p>
<p><P ALIGN="CENTER"><img src="http://www.sancassianodilecce.it/spip/local/cache-vignettes/L491xH398/shoah-a0c9d.jpg" border=0 align=top /></p>
<p align="center"><img src="http://www.laltralombardia.it/immagini/gaza12.jpg" border="0" alt="" align="top" /></p>
<p><P ALIGN="CENTER"><img src="http://nuke.circolofalcone.it/Portals/0/ALUNNI/teatro/per_non_dimenticare/shoah2.jpg" border=0 align=top /></p>
<p align="center"><img src="http://www.monde-magouilles.com/photos_guerre/gaza3.jpg" border="0" alt="" width="508" height="343" align="top" /></p>
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		<title>Un altro anno è andato</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 16:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Seba</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[2008]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po&#8217;
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c&#8217;è una grossa novità,
l&#8217;anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.


Fosse solo qualcosa, a non andare, potremmo persino essere contenti; invece sono proprio tante le cose che non vanno. Così tante che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po&#8217;<br />
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.<br />
Da quando sei partito c&#8217;è una grossa novità,<br />
l&#8217;anno vecchio è finito ormai<br />
ma qualcosa ancora qui non va.<br />
</em><br />
<br /><a href="http://www.flickr.com/photos/almostblue58/3150255203/" title="Buon 2009 di almostblue58, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3260/3150255203_878a84270d.jpg" width="500" height="375" alt="Buon 2009" /></a></p>
<p>Fosse solo qualcosa, a non andare, potremmo persino essere contenti; invece sono proprio tante le cose che non vanno. Così tante che non saprei da dove cominciare. Ma forse, basta cominciare facendo un bilancio di questo 2008 che sta per lasciarci, partendo da un paio di fatti globali: l’Assemblea generale dell’Onu aveva dichiarato il 2008 <strong>Anno internazionale del pianeta Terra</strong>, mentre il Parlamento europeo l’aveva eletto <strong>Anno europeo del dialogo interculturale</strong>. Se qualcuno pensa che quest’anno abbiamo fatto qualche passo in avanti nelle due direzioni, lo dica, io non me ne sono accorto. Devo essermi distratto. Ci sono due parole, Kyoto e Lampedusa, una città giapponese e un’isola mediterranea, che continuano a ronzarmi in testa, ma non ne capisco il motivo.</p>
<p><span id="more-45"></span><br />
Il 2008 è iniziato con l’ondata emotiva per la strage alla Thyssen di Torino che, a distanza di un mese, era ancora viva, al contrario dei sette operai che ci avevano rimesso la pelle in dicembre. L’Italia aveva scoperto che «si muore di lavoro», che le «vittime del lavoro», ogni anno, sono più dei morti di mafia e persino di quelli dovuti agli incidenti stradali. Tu t’aspetti che, dopo una simile presa di coscienza, sancita dall’autorevole intervento del Presidente Napolitano, il parlamento abbia legiferato in materia. Invece no. Mica si può combattere il lavoro. Certo, si potrebbero combattere le imprese assassine – che sono le imprese a uccidere, non il lavoro – ma poi chi glielo dice a Confindustria? Meglio versare lacrime di coccodrillo a reti unificate, piuttosto che legiferare, ché, tanto, in tv passano le lacrime, mica le leggi, e i telespettatori-elettori quelle ricordano. E si commuovono. Come quella volta in cui un balordo ha ucciso la moglie di Raffaele, in <em>Un posto al sole</em>.<br />
<br />
Il 5 febbraio, la storia del pianeta subisce una brusca accelerazione. Almeno così sembrerebbe, stando alle tv e ai giornali. Il “supermartedì” statunitense incorona Hillary Clinton e Barack Obama: saranno loro due, «la donna e il nero», a contendersi la candidatura democratica alla Casa Bianca. Giornali e tv italiani enfatizzeranno per mesi questo «storico» scontro. Per farlo, però, sono costretti a cancellare dalle cronache, per svariati mesi, il segretario di Stato statunitense, tale Condoleezza Rice, che, secondo i bene informati, sarebbe donna e, addirittura, nera.<br />
Ora, lungi da me l’idea di mettere sullo stesso piano una nomina (la Rice nominata da Bush) e un’elezione popolare, né intendo sminuire il significato che il fenomeno Obama ha per le popolazioni afroamericane. Non sono così ottuso. Però, insieme a tutta quella retorica sulla donna contro il nero, mi sarebbe piaciuto che il sistema italiano dei media avesse dato lo stesso spazio al fatto che il sistema di potere statunitense ha ormai metabilizzato certe differenze. Non scordiamoci che, prima della Rice, il segretario di Stato si chiamava Colin Powell, un altro «abbronzato», direbbe Silvio. Scherzando simpaticamente, s’intende.</p>
<p>Il 6 febbraio, in Italia, il Presidente della Repubblica, preso atto della sfiducia parlamentare al governo Prodi, scioglie le Camere. Si torna a votare. Lo ricorderete tutti: Mastella si sfila dalla maggioranza e la frittata è fatta. Ma perché Mastella si sfila? «Non ho avuto abbastanza solidarietà»: così motivò il suo gesto l’ex guardasigilli. Ricostruiamo i fatti. Il pm De Magistris spedisce in carcere tutto il partito mastelliano della Campania, inclusa la moglie del leader, e indaga sullo stesso ministro. Mastella, come avviene di rado, decide di dimettersi. Prodi respinge le dimissioni (se non è solidarietà questa), ma lui le conferma. Gli attestati di solidarietà dal mondo politico si sprecano. Ma lui non è soddisfatto, così va a motivare il suo gesto con una mini tournée fra Camera e Senato, dove il suo discorso viene accolto da standing ovation che, in parlamento, si erano viste solo in occasione della “riforma” dell’articolo 111 della Costituzione, altrimenti nota come “Tana libera tutti”. Mastella annuncia che il suo partito continuerà a sostenere il governo dall’esterno, in modo da avere maggiore potere contrattuale.<br />
Un paio di giorni dopo succede che il Vaticano accusa il governo (di cui Mastella faceva parte) di avere sostanzialmente impedito al Papa di partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico all’università Sapienza di Roma. (Vero? Falso? Certo che Oltretevere hanno un gran senso della diplomazia.) A quel punto – solo a quel punto – Mastella decide di uscire dalla maggioranza a causa della presunta «scarsa solidarietà». A me è sembrato – sembra – che il Vaticano abbia deciso che il tempo di Prodi fosse scaduto e che Mastella abbia risposto «Obbedisco!».<br />
Dunque, si torna a votare. Sull’esito delle elezioni non ci sono mai stati dubbi, ché il governo Prodi, in due anni, era riuscito a scontentare (quasi) tutti, soprattutto il suo elettorato. Berlusconi e le destre hanno la strada spianata, cosa che avviene puntualmente con le elezioni del 13 e 14 aprile. Poi s’insedia il governo di più basso profilo che lo storia repubblicana ricordi. È soppresso il ministero della Sanità/Salute. (Un’ex soubrette nota solo per i suoi “artistici” calendari per camionisti arrapati diventa ministro «per le pari opportunità»; Alba Parietti, nota invece per i calendari per macellai arrapati, coglierà al volo la palla delle “pari opportunità” e, qualche mese dopo, si candiderà alla segreteria del Pd.) Un fatto di portata storica. Così com’è storico l’esito elettorale che estromette le sinistre dal parlamento. I motivi sono tanti, non ultimo (e, secondo me, determinante) l’appello per il «voto utile» di Veltroni su cui è incentrata la campagna elettorale del neonato Pd, che, grazie al fatto che molti italiani abboccano (molti altri, a sinistra, hanno preferito non andare a votare), ottiene il suo massimo storico. Lo so che fa ridere una simile espressione nei confronti di un partito che era alla sua prima prova elettorale, ma l’ho detto quel giorno e ne sono straconvinto: per quanto questo Paese possa essere di memoria corta, dubito che l’elettorato di sinistra si lascerà infinocchiare ancora una volta da Veltroni e dal suo partito. E non solo quello di sinistra. Inoltre, <em>questa politica</em> sta cacciando i cittadini dalle urne, ché «sono tutti uguali». Ciò significa che moriremo berlusconiani? Possibile, probabile. A conti fatti, caro Pintor, col senno del poi, forse sarebbe stato meglio morire democristiani, poiché, caro Pintor, al tempo della Dc l’Italia non era tutta democristiana e, comunque, nel cosiddetto mondo democristiano non tutti avevano gettato l’etica nel cesso e poi tirato ripetutamente lo sciacquone per evitare che tornasse a galla; oggi, invece, il Paese è culturalmente berlusconizzato (cioè assolutamente privo di etica) e poche sono le sacche di resistenza. Anche se quest’anno sono successe cose che lasciano ben sperare. Ma di ciò parleremo più avanti.</p>
<p>All’inizio di aprile, prima delle elezioni, Berlusconi riesce a fare fallire le trattative per l’ingresso in Alitalia di Air France, ché deve regalare la compagnia aerea italiana a una cordata di suoi compari e fare pagare i debiti a tutti noi. Uno di questi compari Veltroni pensava di esserselo comprato portagli il figlio in parlamento, nell’ambito della campagna «largo ai giovani» (figli di). Però gli affari sono affari e, comunque, un figlio deputato, anche se “di opposizione”, può sempre tornare utile. Non si può mai sapere.</p>
<p>Il 13 e 14 aprile, dunque, succede ciò che tutti sapevano (tranne gli allocchi che hanno abboccato all’amo veltroniano del «voto utile»): Berlusconi e il Popolo delle libertà (provvisorie) stravincono le elezioni politiche; resta fuori dal parlamento la cosiddetta sinistra radicale, mentre entra a vele spiegate il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo il quale, a sua volta, è eletto alla presidenza della Regione Sicilia, al posto del dimissionario Totò Cuffaro, trasmigrato su un più sicuro seggio di senatore (i senatori non si possono arrestare, tranne in flagranza di reato; i presidenti di regione sì: meglio tutelarsi, ché in procura, a Palermo, non c’è più Grasso, ma uno che sembra avere meno riguardi per i potenti, Francesco Messineo).<br />
A Roma, invece, accade che l’ex (?) fascista Gianni Alemanno diventa sindaco. Cose che succedono quando la politica del centrosinistra fa sembrare la capitale una questione privata fra Veltroni e Rutelli (con l’aggiunta di una presunta «emergenza sicurezza»): una volta io mi candido a vicepremier (di Prodi) e tu a sindaco, un’altra volta tu ti candidi a premier e io a sindaco, un’altra volta ancora io a sindaco e tu a vicepremier (di Prodi), infine tu a sindaco e io a premier. Affari di famiglia. E si perde. Su tutti i fronti. Chissà se l’hanno capito. E, comunque, siccome nella cosiddetta seconda repubblica sono state cancellate tutte le incompatibilità previste dalle leggi della tanto vituperata prima, a Rutelli è stato garantito un seggio parlamentare e non è costretto ad andarsene a lavorare. Ché, come abbiamo visto, «di lavoro» si può morire.</p>
<p>Alla fine di maggio, a Dublino, 111 Paesi approvano il trattato che mette al bando le cosiddette bombe a grappolo. Cina, Russia, Stati Uniti d’America, India, Israele, Pakistan e Brasile non aderiscono, ché quelle bombe le fabbricano. Mica sono scemi.</p>
<p>8 agosto. L’inizio delle Olimpiadi a Pechino rischia di venire oscurato dall’invasione dell’Ossezia del Sud da parte dell’esercito georgiano, che provoca la pronta reazione della Russia in difesa dell’Ossezia. Per i media occidentali e per quelli italiani in particolare, è la Russia che ha invaso la Georgia. Ché i georgiani sono “nostri” amici (dunque “buoni”) e vogliono entrare nella Ue, mentre i russi sono “cattivi” per definizione. Casomai, a destabilizzare il mondo, non bastasse la dottrina Bush dello «scontro fra civiltà» (cristiani “civili” contro islamici “incivili”), ecco riaffacciarsi lo scontro Est-Ovest che pareva seppellito sotto le macerie del Muro di Berlino.</p>
<p>15 settembre. Fallisce la banca Lehman Brothers. Seguono altri fallimenti grandi e piccoli, in vari paesi occidentali. Gli indici delle borse mondiali scendono in picchiata. In Europa, svaniscono nel nulla 450 miliardi di euro. Aumentano i poveri (come se già non ce ne fossero abbastanza). Il mondo rischia di piombare in un 1929 globale. E non è ancora detto che non sarà così.</p>
<p>Ottobre. Succede ciò che non t’aspetti. Dopo che, prima, la legge di assestamento del bilancio dello Stato e, poi, il decreto Gemini cambiano la faccia alla scuola pubblica, le strade e le piazze italiane si riempiono di un’Onda Anomala, che va dai bambini delle elementari agli universitari: tutti contro la riforma della scuola. C’è da dire che non s’era mai vista una riforma organica varata per decreto, ché i decreti, dice la Costituzione, si emanano «in casi straordinari di necessità e d’urgenza» (articolo 77). Purtroppo, nessuno deve avere avvisato il Presidente Napolitano, che non perde tempo e firma (poi, il parlamento trasformerà in legge). È solo una delle tante procedure o norme anticostituzionali che il Presidente ha avallato. Pensate che, con la scusa dell’«emergenza rifiuti», ha firmato persino un decreto che introduce un reato penale solo in Campania, alla faccia dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e alla faccia della Costituzione. Sarà federalismo penale, suppongo. Più volte, durante quest’anno, ho pensato di escogitare un modo per infilargli un bel blocchetto di cambiali fra le carte da firmare – ché tanto firma tutto – ma finora non sono riuscito nell’intento. Però non demordo. Se proprio non dovessi riuscire nell’intento, potrei sempre propormi come suo consulente giuridico. Non ho titoli né competenze specifiche, ma nell’Italia d’oggi, ancora più che in quella di ieri, sono cose che non contano: l’importante è conoscere «qualcuno». E, comunque, mai e poi mai potrei fare peggio di quelli che ha attualmente. Chissà se Francesca la fruttivendola, Enrico il tabaccaio o Marco il salumiere possono aiutarmi. O il mio medico, ché i medici, si sa, hanno sempre avuto vaste clientele e il mio è un cosiddetto massimalista. Basterà lui a farmi diventare consulente di Napolitano?</p>
<p>Novembre si apre con una di quelle notizie che ti fanno ripiombare nel passato più oscuro e inquietante della Repubblica: Licio Gelli avrà 11 serate televisive per raccontare la storia d’Italia a suo piacimento. Il maestro venerabile della disciolta (?) loggia massonica segreta Propaganda 2 (P2), il burattinaio delle più turpi trame italiane, più volte condannato dai tribunali italiani e altre volte “graziato” dai trattati bilaterali con gli Stati in cui aveva trovato rifugio durante le svariate latitanze, è ancora in circolazione, elogia il “fratello” Silvio (che alla loggia era regolarmente iscritto), ne esalta il braccio destro Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado per associazione mafiosa e sproloquia su Resistenza e partigiani. In fondo, a pensarci bene, Se Berlusconi sta sempre in tv, a reti unificate, perché a uno dei suoi maestri dovrebbe essere negato un piccolo spazio serale, per giunta sulla semiclandestina Odeon Tv?</p>
<p>Poi arriva l’elezione di Obama. È un tripudio. Tutti sono certi che il mondo cambierà, che il Sol dell’Avvenire è «giovane, bello e abbronzato». Anzi «abbronzato» no, quello lo dice solo Berlusconi, in uno slancio di «simpatia». Per tutti, Barack Obama è «di colore». Non «nero», per carità, ché non è politically correct. (Come non è politically correct chiamare cieco un cieco o sordo un sordo, rispettivamente «non vedente» e «non udente». Quanta ipocrisia…) Qualcuno col senso della storia lo definisce afroamericano. Ma siamo alle eccezioni. Circa l’assunto che il mondo cambierà, chi vivrà vedrà. Certo, fare peggio di George W. Bush è umanamente impossibile; nemmeno mettendosi d’impegno potrebbe riuscirci. Ma la pietra di paragone non può né deve essere Bush, bensì la pacifica convivenza fra i popoli. Vabbè, l’ho sparata grossa. Facciamo che misuriamo la sua diversità puntando sulla firma del protocollo di Kyoto e del trattato di Dublino? Ché il progressivo ritiro dall’Iraq dovrebbe essere scontato, visto che difficilmente la popolazione statunitense capirebbe il proseguimento di una guerra che persino Bush, spianandogli la strada, prima di lasciargli campo libero alla Casa Bianca, ha dovuto ammettere che è «sbagliata»; ché lo spettro di un nuovo ’29 e lì, la crisi tocca tutti, e nessuno, stavolta, sarebbe disposto a spendere soldi per una guerra «sbagliata».<br />
Se fossi stato cittadino statunitense, l’avrei votato Obama. Però, prima di esprimere giudizi, aspetto di vederlo all’opera. Ché, da cittadino del mondo, degli Usa non mi sono mai fidato. C’è da aggiungere che la conferma di Robert Gates al Pentagono, da parte di Obama, non lascia certo ben sperare.</p>
<p>13 novembre. La Corte di Cassazione autorizza la sospensione degli alimenti a Eluana Englaro, la giovane che da 16 anni è in stato di coma vegetativo e viene alimentata artificialmente. Da un anno non si discuteva d’altro, dopo che il giudice naturale, su istanza del padre, aveva autorizzato la fine di questo accanimento terapeutico. Ma il Vaticano e i suoi servi nel panorama politico italiano non sono d’accordo. Quella della Cassazione dovrebbe essere l’ultima parola, secondo il nostro ordinamento. Ma in Italia, al di là delle anticostituzionali ingerenze vaticane, sono saltati tutti gli equilibri fra poteri fissati nella Costituzione, tanto che il sottosegretario Sacconi, l’uomo con la delega alla Salute, diffida per iscritto tutte le strutture sanitarie nazionali, pubbliche e private, a mettere in atto le disposizioni della Suprema Corte. La sua diffida non ha alcun valore giuridico-legale, ma è bastata, fino a oggi, a stoppare la sentenza.</p>
<p>L’anno, sul versante interno, si chiude con la tangentopoli campana, che fa seguito a quella abruzzese e a quella toscana. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che il personale politico del centrosinistra non è molto dissimile da quello del centrodestra. <em>Pecunia non olet</em>. Col risultato che, dopo il centrodestra, anche il centrosinistra comincia la campagna “dalli al magistrato e dalli al giornalista”. Così, per l’anno nuovo, è già annunciata la terza riforma in quattro anni dell’ordinamento giudiziario, per normalizzare definitivamente quei magistrati che ancora non si sono piegati al potere politico, e le manette per i giornalisti che oseranno disturbare il manovratore. Vorrebbero che fossimo tanti Fede o tanti Vespa, senza però metterci prima alla guida del Tg1.</p>
<p>Sul versante estero, invece, Israele ha riaperto la macelleria palestinese. Finché ci sarà un solo palestinese vivo, sarà così. O finché l’Onu non si deciderà a mandare i caschi blu e a fare rispettare i confini fissati nel 1948. Cosa che non avverrà mai e, dunque, rassegniamoci ad avere questo focolaio di guerra sempre acceso (alle porte di casa, fra l’altro) in modo da legittimare gli integralismi che ha prodotto e continuerà a produrre, ché qualche nemico bisogna pur averlo, altrimenti che cavolo ci facciamo con tutti gli arsenali bellici che infestano in pianeta?</p>
<p>Su quello globale, c’è, infine, da registrare la proposta di Andy Burham, ministro britannico della Cultura, che lancia la sua campagna per normalizzare Internet, chiedendo il sostegno di Obama. Berlusconi sarà contento, ché solo qualche settimana prima l’aveva proposto lui. La Rete, infatti, se usata con intelligenza, a lungo andare potrebbe intaccare pericolosamente il suo monopolio nel campo della comunicazione e, soprattutto, ridare vita a un’informazione che, in Italia, ormai boccheggia, in attesa di esalare l’ultimo respiro. Ora il Cavaliere ha un’autorevole sponda internazionale e le libertà espressive di tutti rischiano di essere ulteriormente compresse, ché l’informazione, quando è tale, azzanna i potenti. E i potenti, da che mondo è mondo, non ci stanno a farsi azzannare. Meglio imbavagliare.</p>
<p>Buon 2009 a tutte e a tutti.</p>
<p><em><strong>Sebastiano Gulisano</strong></em></p>
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		<title>La spirale dei pensieri</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 07:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Seba</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mafia/Antimafia]]></category>

		<category><![CDATA[I cento passi]]></category>

		<category><![CDATA[Peppino Impastato]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ieri l&#8217;ho rivisto. Era da tempo che non mi capitava, e non perché mi avesse stancato, anzi&#8230; le ultime volte mi divertivo scimmiottandone i dialoghi, ripetendo quasi a memoria le battute.
Era da tempo che non lo guardavo, qui a Cinisi, in questo posto che davvero sarebbe stato meglio fosse stata la scenografia di una storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://farm1.static.flickr.com/60/164969404_1134cac147.jpg" title="Impastato_Persiceto" class="aligncenter" width="500" height="375" /><br />
Ieri l&#8217;ho rivisto. Era da tempo che non mi capitava, e non perché mi avesse stancato, anzi&#8230; le ultime volte mi divertivo scimmiottandone i dialoghi, ripetendo quasi a memoria le battute.<br />
Era da tempo che non lo guardavo, qui a Cinisi, in questo posto che davvero sarebbe stato meglio fosse stata la scenografia di una storia inventata&#8230; o forse non è così.<br />
So solo che ieri nella pizzeria della stazione vedevo scorrere quelle immagini sul maxischermo e, come al solito, i miei pensieri volavano. E volavano perché conoscendo ormai così bene tutto l&#8217;intreccio delle vicende posso permettermi il lusso di non seguire la trama, ma di procedere secondo un andamento tutto mio, quasi come se aggiungessi nella mia immaginazione delle digressioni o delle note a piè di pagina.<span id="more-32"></span><br />
Oramai, conoscendo abbastanza bene il protagonista al centro della scena, non certo come sarebbe stato se almeno una volta l&#8217;avessi realmente guardato negli occhi, nei suoi occhi vivi e non ritratti in una fotografia, posso allontanarmi dal personaggio un po’ scanzonato che lo ritrae nel film, cercando di ricostruire per immagini e quasi come in una visione come siano andate le cose.<br />
Al centro di tutto ieri, al centro di tutta questa mia costruzione fantastica, ma non fantasiosa, campeggiava la scena del litigio con il padre, quando questi standogli addosso con forza, ma al tempo stesso carezzandolo, cercava di convincere, o di costringere, il figlio a rispettare un dettame, un comandamento per la precisione. E lì il filo del ragionamento si è ancorato con un nodo ed ha cominciato a dipanarsi&#8230; e pensavo a come, se io stessa ho dovuto pagare un prezzo per liberarmi da certi stereotipi, imposizioni, schemi mentali e sociali, condizionamenti, ecc., a come, dicevo, sia pesato a lui fare quella scelta così radicale, rompere con il genitore, con la famiglia e con tutto l&#8217;ambiente sociale; pensavo a quanto abbia dovuto pagare per afferrare quello che maggiormente gli veniva sottratto e maggiormente lui desiderava&#8230;la sua libertà.<br />
Decisamente il prezzo più alto.<br />
Al di là dell&#8217;impegno, al di là della lotta, al di là della militanza politica e del sacrificio per gli altri&#8230;<br />
Qualche tempo fa, nel forum di NM, si ragionava su quali fossero i valori centrali nella vita, ma io quasi quasi sono tentata di dire che uno può tranquillamente giocare la partita con la vita stessa e la fa forse anche impallidire&#8230; parlo della libertà. Meglio vivere o essere liberi? Ad alcune persone, purtroppo, è capitato di doversi porre questa domanda, dove la risposta non è affatto scontata.<br />
Peppino ha scelto. Non è stato un eroe e mi piace sempre ribadirlo, ma è nulla sua umanità che riscopro sempre la sua grandezza.<br />
Ieri riflettevo su questo, poi sono iniziati i titoli di coda e la luce si è accesa e - mentre tra me e me quasi mi davo della ridicola per come sono capace di perdermi nella spirale dei pensieri - mi sono voltata e ho intercettato il viso di Giovanni, in tempo per vedere una lacrima che scendeva lenta sulla guancia.<br />
Ed è lì che ho messo il punto.<br />
Ora basta&#8230; altrimenti mi tocca dare la colpa ad uno strano perdurare degli effetti del sole dei tropici. In realtà ci sono periodi in cui emotivamente assorbo molto dal mondo esterno e ho anche il bisogno di rielaborare il tutto e di comunicarlo.<br />
Niente di meglio di un gruppo di amici come voi.</p>
<p><strong><em>Marina</em></strong></p>
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		<title>Un nuovo ddl anti-blog?</title>
		<link>http://www.nuovo-mondo.eu/?p=26</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 17:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Seba</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura e Formazione]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[blog]]></category>

		<category><![CDATA[ddl Levi]]></category>

		<category><![CDATA[editoria]]></category>

		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[ Mi sono iscritto a un nuovo gruppo di discussione su Facebook che denuncia l’avvio dell’iter parlamentare di un ddl anti-blog. In un primo momento avevo pensato di invitare tutti i miei contatti, ma ho esitato e, prima di farlo, sono andato a cercarmi il ddl in questione. 
Molti ricorderanno che già un anno fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="border: 2px solid black; margin: 4px 2px; float: left;" src="http://farm1.static.flickr.com/172/396404080_7262faca16.jpg" alt="" width="493" height="332" /> Mi sono iscritto a <strong><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=32540852267#/group.php?gid=32540852267" target="_blank">un nuovo gruppo di discussione su Facebook</a></strong> che denuncia l’avvio dell’iter parlamentare di <strong><a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=1269" target="_blank">un ddl anti-blog</a></strong>. In un primo momento avevo pensato di invitare tutti i miei contatti, ma ho esitato e, prima di farlo, sono andato a cercarmi il ddl in questione. </p>
<p>Molti ricorderanno che già un anno fa il governo Prodi aveva varato un ddl di riordino dell’editoria, presentato dall’allora sottosegretario Ricardo Franco Levi, noto alle cronache come <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disegno_di_legge_Levi-Prodi" target="_blank">“ddl Levi-Prodi”</a></strong>, che imponeva ai blogger di iscriversi al “Registro degli operatori di comunicazione”, equiparando il blogger all’editore di una testata giornalistica (sarei diventato collega di Belusconi, Romiti e De Benedetti!).<br />
Una massiccia protesta popolare costrinse il governo a ingranare la retromarcia. Poi, grazie a Mastella e a Dini tirò le cuoia e oggi siamo tutti più contenti (ehm…) perché abbiamo un premier fine umorista incompreso.<br />
<span id="more-26"></span><br />
Proprio Ricardo Franco Levi, ora deputato del Pd, è l’autore del ddl C1269 contestato (<em>Nuova disciplina del settore dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria</em>), assegnato alla commissione Cultura della Camera. Il testo, quasi identico al precedente, definisce prodotto editoriale “<em>qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso</em>.” (art. 2) </p>
<p>Più avanti precisa che “<em>per  attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e alla distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative</em>.” (art. 6)<br />
Fino a qui, vecchio e nuovo ddl combaciano.  </p>
<p>La novità, rispetto a un anno fa, è contenuta al comma 3 dell’articolo 8 (<em>Attività editoriale sulla rete internet</em>): “<em>Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.</em>”  </p>
<p>Ora, io non sono esperto di diritto del lavoro, ma così, a naso, la discriminante dell’<em>organizzazione imprenditoriale del lavoro</em> mi pare che, a differenza del precedente ddl, salvi ogni comunissimo blog (e non mi riferisco solo ai diari personali, ma anche a quelli più “impegnati”) dall’obbligo dell’iscrizione al Roc.  </p>
<p>Lungi da me qualsiasi certezza in materia, anche perché gli azzeccagarbugli di casa nostra sono bravi a cavillare sulla qualunque - al tempo del governo D’Alema riuscirono a farlo persino su un articolo della Costituzione limpido e inequivocabile, l’11 (<em>L’Italia ripudia la guerra</em>…), fornendo a Baffetto un “alibi” per riportarci in guerra dopo oltre 50 anni – e, dunque, potrebbero farlo anche sulla materia in questione. Sempre che il testo non subisca modifiche peggiorative che gli facilitino il compito, agli azzeccagarbugli.<br />
Ma non mi pare il caso di bagnarsi prima che piova.  </p>
<p>Mi pare che Levi abbia capito le proteste che costrinsero il governo Prodi a rimangiarsi quel ddl, le abbia fatte proprie e le abbia tradotte in chiave legislativa.  Il nuovo ddl, complessivamente, l’ho letto di corsa e, dunque, mi astengo dall’esprimere giudizi. Una cosa, però, m’è rimasta sul gozzo, una norma che ha a che vedere col feticcio del “diritto d’autore”. Molti ricorderanno come, qualche anno fa, l’allora ministro Urbani riordinò la materia (un cesso di legge!); da allora paghiamo di più le risme di carta, ché nel prezzo è inclusa una gabella sul “diritto d’autore” (si parte dal presupposto che i fogli di carta servono a fotocopiare testi protetti da tale “diritto”); paghiamo di più le fotocopie, ché nel costo è incluso il “diritto d’autore” (<em>idem</em>). Non contento del fatto che chi fa una fotocopia paghi già due volte fantomatici “diritti d’autore”, ingrassando la Siae (di cui penso solo cose da querela per diffamazione e, dunque, me le tengo per me), il buon Levi decide di accanirsi su chi fotocopia giornali per realizzare rassegne stampa, imponendogli una terza gabella: “<em>I soggetti che attraverso la sola riproduzione di articoli quotidiani o periodici realizzano rassegne stampa, ivi comprese quelle ad uso interno, sono tenuti a riconoscere i diritti degli autori degli articoli riprodotti e degli editori delle testate da cui gli articoli sono tratti.</em>” (art. 4)  </p>
<p>(Wow! Siccome sono giornalista, vado a iscrivermi alla Siae - pagando, ovvio -, altrimenti non vedrò mai i frutti delle eventuali fotocopie dei miei articoli.)  </p>
<p>Non oso immaginare le pene che l’eventuale decreto legislativo potrebbe comminare ai trasgressori (coloro che non pagano la Siae e coloro che non si iscrivono), ché lor signori sono insuperabili nell’inventarsi nuove tipologie di reato, mentre depenalizzano, cancellano o rendono improcedibili quelli che li riguardano direttamente.<br />
(Hanno addirittura istituito per decreto dei reati perseguibili solo in Campania e Napolitano ha firmato senza battere ciglio! Meno male che è il garante della Costituzione! – Secondo me non legge ciò che gli fanno firmare e meditavo sulla possibilità di infilargli un bel po’ di cambiali in mezzo alla corrispondenza…)  </p>
<p>In chiusura, qualche domanda al molto onorevole Levi: ma lei lavora per gli editori, la Siae e, in prospettiva, per gli avvocati? E, se sì, quanto le danno? E - sempre in caso di risposta affermativa – come mai non ha pensato a istituire un apposito Registro al quale sono obbligati a iscriversi le persone in questione?  </p>
<p>P.S.: Mi scusi, egregio onorevole Levi, se non mi sforzo di trovare una definizione per “le persone in questione” di cui sopra, ma sono certo che il legislatore, qualora intendesse affrontare la delicata materia, saprà catalogarle con puntualità e maestria.</p>
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		<title>Daria Bonfietti incontra Nuovomondo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 21:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo72</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Mafia/Antimafia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Qualcuno ha scritto che Daria Bonfietti altri non è che la ottantaduesima vittima della strage di Ustica. Noi diremmo invece che il presidente dell&#8217;associazione dei parenti di coloro che perirono in quel tristissimo 27 giugno del 1980 è semplicemente una persona assolutamente fuori dall&#8217;ordinario e che è stata una spina nel fianco di tutti coloro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/67068816@N00/659805152/" title="Daria Bonfietti by pippo_pollina_ad_anzola, on Flickr"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1130/659805152_4c4c206b04.jpg" width="500" height="333" alt="Daria Bonfietti" /></a></p>
<p>Qualcuno ha scritto che <strong>Daria Bonfietti </strong>altri non è che la ottantaduesima vittima della strage di Ustica. Noi diremmo invece che il presidente dell&#8217;associazione dei parenti di coloro che perirono in quel tristissimo <strong>27 giugno del 1980 </strong>è semplicemente una persona assolutamente <strong>fuori dall&#8217;ordinario </strong>e che è stata una spina nel fianco di tutti coloro, militari e civili, i quali hanno fatto di tutto per insabbiare i veri fatti accaduti sul cielo di Ustica quella sera d&#8217;estate.</p>
<p>Senza la sua <strong>tenacia</strong>, senza il suo <strong>spirito combattivo</strong>, senza la sua <strong>arsura di giustizia</strong> nessuno mai avrebbe saputo con certezza che quella notte una azione di guerra in tempo di pace era stata perpetrata sui nostri cieli.<br />
<span id="more-22"></span><br />
Senza il suo senso di dignità e di ricerca della verità oggi tutti noi saremmo stati privati di una consapevolezza importante : <strong>Un missile terra aria proveniente da un caccia militare della NATO fece fuoco su un aereo civile che da Bologna era pacificamente diretto a Palermo</strong>.</p>
<p><strong>Daria Bonfietti è riuscita nell&#8217;impresa di tirare fuori il relitto dal fondo del mare</strong>, <strong>ha obbligato politici di ogni partito a rispondere alle sue domande</strong> sempre più incalzanti, fino a quando lo scheletro del DC 9 non è comparso fuori con la sua sagoma moribonda ma traboccante di verità nascoste.</p>
<p><strong>Daria Bonfietti ha sensibilizzato artisti</strong>, <strong>ha stimolato giornalisti</strong>, <strong>ha messo alle corse militari e politici</strong>, <strong>ha stanato delle risposte</strong> che non volevano uscire. <strong>Daria Bonfietti ha fatto rimettere in piedi un processo</strong> che sembrava destinato ad essere archiviato per mancanza di&#8230; tutto.</p>
<p><strong>Daria Bonfietti ha dato molto fastidio </strong>ma, caso raro nella storia del dopoguerra italiana, è riuscita ad ottenere risultati importanti ed è ancora viva, fra noi, pronta a raccontarci la sua esperienza di lotta e di resistenza.</p>
<p>La sera di sabato 25 ottobre su <a href="http://www.mogulus.com/nuovomondo">www.mogulus.com/nuovomondo</a> alle 21:30 <strong>Daria Bonfietti incontra Nuovomondo</strong>.</p>
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		<title>Banche Armate</title>
		<link>http://www.nuovo-mondo.eu/?p=15</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 20:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>johnkwyx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Pace/Guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[Queste notizie sono di dominio pubblico in quanto si possono trovare nei vari siti riguardanti l’argomento (per es. digitando “banche armate” su Google)
Scopo dell’articolo è solo quello di far riflettere su una realtà che altrimenti rischierebbe di passare sotto silenzio.

ARMI, UN VERO BUSINESS

Nuovo record per l&#8217;esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Queste notizie sono di dominio pubblico in quanto si possono trovare nei vari siti riguardanti l’argomento (per es. digitando “banche armate” su Google)</p>
<p class="MsoNormal">Scopo dell’articolo è solo quello di far riflettere su una realtà che altrimenti rischierebbe di passare sotto silenzio.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">ARMI, UN VERO BUSINESS</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/almostblue58/2935400330/" title="Pace al Colosseo di almostblue58, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3032/2935400330_561cc01667.jpg" width="500" height="375" alt="Pace al Colosseo" /></a><br />
Nuovo record per l&#8217;esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro con un incremento del 9,4% rispetto al 2006. Sono queste le prime anticipazioni del <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Comunicati/dettaglio.asp?d=38723" target="_blank">Rapporto annuale</a> previsto dalla legge 185 del &#8216;90, e rese note dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in occasione dell&#8217;incontro fra alcuni rappresentanti della <a href="http://www.disarmo.org/" target="_blank">Rete Disarmo</a> e la Segreteria tecnica del sottosegretario Enrico Letta, a cui hanno partecipato anche il consigliere militare del presidente del Consiglio, Alberto Ficuciello, il sottosegretario all&#8217;Economia e Finanze, Alfiero Grandi, e rappresentanti del ministero dell&#8217;Interno e del ministero della Difesa.<br />
<span id="more-15"></span><br />
Una crescita contenuta rispetto all&#8217;anno passato, quando le autorizzazioni alle esportazioni erano invece aumentate di oltre il 60% sul 2005, ma pur sempre “un trend di crescita dell&#8217;export alquanto preoccupante&#8221; ha commentato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo presente all&#8217;incontro.</p>
<p>Ma veniamo ai numeri. Nel corso del 2007 sono state rilasciate da parte del Ministero degli Affari Esteri ben 1391 autorizzazioni all&#8217;esportazione di materiali di armamento (erano 1183 nel 2006, e 1065 nel 2005).</p>
<p>Mentre il valore delle esportazioni definitive, per le quali è previsto il corrispettivo regolamento finanziario, ammonta a 2 miliardi e 370 milioni di euro circa: l&#8217;8% in più rispetto al 2006 (2 miliardi e 192 milioni di euro circa), e del 74% rispetto al 2005 (1 miliardo e 360 milioni circa).</p>
<p>Oltre alle autorizzazioni crescono, infine, anche le consegne definitive di armamenti che, come riporta l&#8217;Agenzia delle Dogane, superano gli 1,23 miliardi di euro a fronte dei 970 milioni del 2006. Forte incremento anche dei &#8220;Programmi intergovernativi&#8221; che - per l&#8217;arrivo a regime di diversi programmi, sfiorano nel 2007 i 1,85 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Le prime dieci aziende</strong><br />
Fra gli esportatori primeggia, come volume finanziario, l&#8217;MBDA ITALIA con oltre il 18,49% , pari a circa 442,9 milioni di euro, seguita da:</p>
<ul type="disc">
<li class="MsoNormal">INTERMARINE con il 10,22%,      pari a circa 244,8 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">FINCANTIERI con il 7.99%,      pari a circa 191,6 milioni di euro</li>
<li class="MsoNormal">AGUSTAWESTLAND con il      7,93%, pari a circa 190,0 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">OTO MELARA con il 7,0%,      pari a circa 167,65 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">GALILEO AVIONICA con il      6,72%, pari a circa 160,99 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">AVIO con il 5,97%, pari a      circa 143,1 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">IVECO con il 4,48%, pari a      circa 107,3 milioni di euro.</li>
<li class="MsoNormal">ALENIA AERMACCHI con il      3,98%, pari a circa 95,3 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">ORIZZONTE Sist. Nav. con      l&#8217;2,48%, pari a circa 59,4 milioni di euro.</li>
</ul>
<p>La MBDA, una joint venture tra l&#8217;inglese Bae Systems (37,5%), la franco-tedesca Eads (37,5%) e l&#8217;italiana Finmeccanica (25%) non è nuova a tali record. L&#8217;azienda, leader nella produzione di sistemi missilistici, si era già fatta notare nella relazione 2005 per una vendita di ben 170 milioni di euro verso il Regno Unito conquistando allora il secondo posto. Sono invece new entry nella top ten delle aziende esportatrici di armi la Intermarine Spa, dal 2002 parte del Gruppo messinese &#8220;Rodriquez Cantieri Navali&#8221;, specializzata nella progettazione e costruzione di Unità Navali, e Orizzonte Sistemi Navali, società di ingegneria navale, costituita da Fincantieri e da Finmeccanica, attiva nella progettazione e realizzazione di unità navali militari ad elevato contenuto tecnologico.</p>
<p><strong>Le prime dieci destinazioni</strong><br />
Per quanto riguarda, invece, i principali destinatari delle autorizzazioni alle esportazioni definitive di materiale d&#8217;armamento (non considerando le operazioni da compiere nell&#8217;ambito dei Programmi Intergovernativi per lo più destinate a Paesi Europei), dopo il Pakistan, al primo posto, merito soprattutto di un&#8217;autorizzazione per missili contraerei (di tipo Spada-Aspide prodotti dalla MBDA, controllata Finmeccanica), si scopre qualche altro nome a dir poco imbarazzante come Turchia, Malaysia e Iraq. Ma ecco la classifica completa fino al decimo posto:</p>
<ul type="disc">
<li class="MsoNormal">PAKISTAN con il 19,91%      delle operazioni pari a circa 471,6 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">FINLANDIA con il 10,59%,      pari 250,96 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">TURCHIA con il 7,37%, pari      a circa 174,57 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">REGNO UNITO con al 5,98%,      pari a 141,77 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">STATI UNITI con il 5,81%,      pari a circa 137,72 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">AUSTRIA con il 5,05%, pari      a 119,72 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">MALAYSIA con il 5,04%, pari      a 119,28 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">SPAGNA con il 5,02%, pari a      circa 118,84 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">IRAQ con il 3,55%, pari a      circa 84,0 milioni di euro;</li>
<li class="MsoNormal">FRANCIA con il 3,48%, pari      a 82,39 milioni di euro.</li>
</ul>
<p><strong>Le prime dieci banche</strong><br />
Record, infine, anche per le operazioni autorizzate alle banche che salgono ad oltre 1,2 miliardi di euro. Il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d&#8217;appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di &#8216;uscita progressiva dal settore&#8217; annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato, Alessandro Profumo, in attesa, dopo l&#8217;acquisito di Capitalia l&#8217;anno scorso di definire una linea di comportamento per quanto riguarda questo tipo di operazioni.</p>
<p>Diminuiscono, invece, le operazioni del gruppo Intesa San Paolo: un primo effetto della nuova policy entrata in vigore solo nel luglio scorso, ma che già sembra presentare risultati positivi.</p>
<p>&#8220;Preoccupa invece soprattutto la crecita di operazioni di istituti esteri come Deutsche Bank (173,9 milioni di euro), Citybank (84 milioni), ABC International Bank (58 milioni) – ha sottolineato Giorgio Beretta della <a href="http://www.banchearmate.it/" target="_blank">Campagna &#8216;banche armate&#8217;</a> in occasione della presentazione del Rapporto – e BNP Paribas (48,4 milioni) a cui vanno sommati i valori dell&#8217;acquisita BNL (63,8 milioni). Se siamo riusciti a portare diverse banche italiane ad esplicitare una policy precisa e il più possibile restrittiva in questa materia – ha aggiunto Beretta – dobbiamo creare la stessa azione di pressione sia in Italia sia negli altri paesi europei per quanto riguarda le banche estere&#8221;.</p>
<p>Ma ecco la classifica completa delle prime dieci banche per attività:</p>
<ul type="disc">
<li class="MsoNormal">UNICREDIT Banca d&#8217;Impresa      (14,96%)</li>
<li class="MsoNormal">Deutsche Bank (14,20%)</li>
<li class="MsoNormal">Banca INTESA SAN PAOLO      (11,81%)</li>
<li class="MsoNormal">Citibank (6,86%)</li>
<li class="MsoNormal">Banca Nazionale del Lavoro      (5,21%)</li>
<li class="MsoNormal">ABC International Bank PLC      (4,74%)</li>
<li class="MsoNormal">Cassa di Risparmio in      Bologna (4,38%)</li>
<li class="MsoNormal">BNP Paribas (3,95%)</li>
<li class="MsoNormal">HSBC Bank (2,22%)</li>
<li class="MsoNormal">Commerz Bank (2,20%)</li>
</ul>
<p class="MsoNormal">Ma oltre le cifre – scrive Giorgio Beretta, coordinatore della Campagna Banche Armate – ciò che dobbiamo affrontare è il persistere di una visuale che da alcuni anni si sta facendo strada. E’ riassunta in una frase che si trova a pag. 22 del Rapporto annuale di cui sopra:</p>
<p class="MsoNormal">“L’industria italiana per la difesa ha di fatto consolidato e rilanciato la propria capacità produttiva nel campo delle esportazioni di materiale per la sicurezza e difesa confermandosi capace di rimanere competitiva in aree tecnologiche d’avanguardia”.</p>
<p class="MsoNormal">Continua Beretta: “ C’è qualcuno capace di spiegare ai nostri governanti che secondo la legge 185/90 l’esportazione do armi deve essere conforme “alla politica estera e di difesa dell’Italia” e che tutte le operazioni vanno regolamentate dallo Stato “secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” che nulla hanno a che fare con le dinamiche del mercato e della competitività?”</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Per attivarsi personalmente</strong>, ecco un facsimile di una lettera da indirizzare alla propria banca:</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p style="right;" align="right"><span style="Verdana;">Al Direttore Generale della Banca </span></p>
<p style="right;" align="right"><span style="Verdana;">…………………………………………………… </span></p>
<p style="right;" align="right"><span style="Verdana;">e p.c. al Direttore della Filiale n°… della Banca</p>
<p>……………………………………. </span></p>
<p><span style="Verdana;">Egregio Direttore, </span></p>
<p><span style="Verdana;">nella Relazione sull’export italiano di armi del 2&#8230;&#8230;, presentata dal presidente del Consiglio in Parlamento il 31 marzo 2&#8230;., è evidenziato il coinvolgimento di istituti bancari del nostro paese.<br />
Fra le banche segnalate risulta anche quella da Lei rappresentata, per un ammontare di &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;……… milioni di euro autorizzati e di &#8230;&#8230;……… miliioni di euro segnalati, come da allegato.<br />
Come cliente della sede/filiale di ………&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. titolare del C/C n° …&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..… (oppure del libretto di risparmio ………&#8230;&#8230;&#8230;.…) mi sento interpellato, in quanto anche i miei risparmi contribuiscono a sostenere l’export italiano di armamenti.<br />
Aderendo alla campagna di Pax Christi, Missione Oggi, Nigrizia, con la presente La invito a confermare o smentire le mie affermazioni relative al coinvolgimento della banca da Lei rappresentata.<br />
Mi riservo il diritto di rendere pubblica la Sua risposta, dalla quale dipenderà la mia decisione di continuare o interrompere il rapporto con l’Istituto da Lei rappresentato.<br />
In attesa di un Suo riscontro, colgo l’occasione per porgerLe i miei più distinti saluti.</span></p>
<p style="right;" align="right"><span style="Verdana;">Firma</span></p>
<p style="right;" align="right"><span style="Verdana;">…………………………….</span></p>
<p><span style="Verdana;">Data ………………..</span><span style="10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>No allo scudo spaziale in Europa! Giornata mondiale di sciopero della fame domenica 22 giugno</title>
		<link>http://www.nuovo-mondo.eu/?p=12</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 16:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cecilia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pace/Guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[Da due anni a Praga è in atto una protesta contro il progetto del governo USA di uno scudo spaziale in Europa, nell&#8217;ambito di un più ampio piano americano.
Il progetto degli Stati Uniti nello specifico è l&#8217; NMD – sistema missilistico nazionale, un progetto molto complesso che prevede la produzione di nuove armi e l&#8217;installazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Da due anni a Praga è in atto una protesta contro il progetto del governo USA di uno <span style="black;">scudo spaziale in Europa, nell&#8217;ambito di un più ampio piano americano</span>.</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Il <span style="black;">progetto degli Stati Uniti nello specifico è l&#8217; NMD – sistema missilistico nazionale, un progetto molto complesso che prevede la produzione di nuove armi e l&#8217;installazione di basi militari americane in diversi punti del pianeta. In particolare in Europa il primo passo è l&#8217;installazione di un radar in Repubblica Ceca (comunemente definito &#8220;scudo spaziale&#8221;) e di una base con missili intercettori in Polonia.</span></span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">E&#8217; evidente, come dice anche Chomsky, s<span style="black;">econdo le parole dell&#8217;autorevole analista Lawrence Kaplan scrive che &#8220;la difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all&#8217;estero. Non riguarda la difesa, è un&#8217;arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.&#8221; </span>Non è quindi un arma di difesa, bensì di attacco e di controllo delle popolazioni europee e limitrofe che mette a rischio la stabilità dei rapporti internazionali e che già ha scatenato una corsa al riarmo, anche nucleare, delle più importanti potenze mondiali quali Cina e Russia, fin dalle loro ultime dichiarazioni. </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">L&#8217;Italia dal febbraio 2007 è coinvolta in questo progetto, infatti con la firma di un accordo all&#8217;insaputa dei cittadini ha appoggiato la realizzazione del progetto degli Stati Uniti, impegnandosi a concedere spazi ed ingenti risorse economiche, che ovviamente vengono prese dai fondi pubblici. </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;"><strong>Dal 13 maggio di quest&#8217;anno due attivisti del Movimento Umanista a Praga, Jan Tamas e Jan Bernard, hanno fatto uno sciopero della fame di 22 giorni, per chiedere al governo di dare ascolto ai cittadini: secondo recenti sondaggi più del 70% della popolazione ceca si è espresso contro l&#8217;installazione del radar.</strong></span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Il governo continua ad ignorare la volontà del popolo in netta contrapposizione ad ogni principio democratico, per questo è stato lanciato un appello a cui hanno risposto più di trenta città europee e nel mondo, con l&#8217;appoggio di politici, scienziati, personaggi del mondo dello spettacolo, gente comune fino agli Stati Uniti con l&#8217;adesione di un membro del Congresso USA. </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">In Italia in molte città anche l&#8217;Ass. Umanista Mondo Senza Guerre ha accolto l&#8217;appello e diverse persone hanno iniziato uno sciopero della fame.</span></span></p>
<p><span style="Arial;"><span style="small;">Una delegazione europea del comitato della campagna No allo Scudo Spaziale promossa da Europe for Peace composta da Giorgio Schultze, portavoce del Nuovo Umanesimo, Jan Tamáš, portavoce dell´Iniziativa No alle Basi della Repubblica Ceca e altri rappresentanti dal Belgio, Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, si è incontrata l&#8217;11/12 giugno a Bruxelles con alcuni europarlamentari tra i quali Giulietto Chiesa e Roberto Musacchio (Gruppo della Sinistra del Parlamento Europeo) e con Luisa Morgantini Vice Presidente del Parlamento Europeo.<span style="bold;"> </span></span></span></p>
<p><span style="small;"><span style="bold;">Dice Giorgio Schultze al Parlamento Europeo: “</span><strong><span style="Helvetica;">Come possiamo accettare, che sul territorio europeo con denaro dei cittadini europei, si consenta l’installazione dello “scudo di difesa americano”, con il radar in Repubblica Ceca, missili intercettori in Polonia, l’ampliamento delle basi esistenti in Italia? E&#8217; inaccettabile che oltre 100 miliardi di $ siano destinati per il riarmo, quando a livello mondiale si sono destinati 5,8 miliardi per combattere la fame nel mondo</span></strong><span style="Helvetica;">.”</span><span style="bold;"></span></span></p>
<p><span style="Arial;"><span style="small;">Si è concordato il 9 luglio a Strasburgo un incontro, con Giorgio e Jan Tamas con il massimo numero di Europarlamentari per produrre una dichiarazione congiunta contro lo scudo, per chiedere al Governo<br />
Cecodi rivedere la sua posizione per quanto riguarda la base radar e di sottoporre la questione a Referendum.</p>
<p>Contemporaneamente si inviteranno i giornalisti e si farà un incontro con la stampa.</p>
<p>Verrà consegnata la petizione on-line (su </span><a href="http://www.nonviolenza.net/"><span style="small;">www.nonviolenza.net</span></a><span style="small;"> che ha raggiunto le 120.000 firme) ad un&#8217; apposita commissione del Parlamento Europeo.<br />
Si è incontrata inoltre Luisa Morgantini ( vicepresidente del Parlamento Europeo) e si è definito il 17 Luglio come data per una conferenza internazionale a Praga, dove verrà portata la<br />
dichiarazione congiunta contro lo scudo spaziale uscita dalla riunione del 9 Luglio.</p>
<p>Nel frattempo abbiamo saputo che Condoleeza Rice sarà a Praga tra l’8 e il 10 Luglio per firmare l&#8217;accordo per la base radar con il governo ceco e tutto ciò sta portando ad una grande accelerazione della campagna.<span style="bold;"></span></span></span></p>
<p><strong><span style="bold;"><span style="small;">Alla campagna hanno </span></span></strong><span style="Arial;"><span style="small;">aderito:<br />
<strong>Dario Fo <a href="http://it.youtube.com/watch?v=ZDFj-5ZlGMA">http://it.youtube.com/watch?v=ZDFj-5ZlGMA</a></strong></span></span></p>
<p><span style="small;"><strong><span style="Arial;">FIORELLO</span></strong><strong><span style="Arial;"> <span style="yes;"> </span></span></strong><strong><span style="Arial;"><a href="http://it.youtube.com/watch?v=ZOf2zKqOC-Y" target="_blank"><span style="#247cd4;">http://it.youtube.com/watch?v=ZOf2zKqOC-Y</span></a></span></strong></span><strong><span style="Arial;"></p>
<p></span></strong></p>
<p><strong><span style="Arial;"><span style="small;">Francesco Sarcina (cantante del gruppo le Vibrazioni) </span><a href="http://it.youtube.com/watch?v=QG3PLEJpbEg"><span style="small;">http://it.youtube.com/watch?v=QG3PLEJpbEg</span></a></span></strong></p>
<p><span style="small;"><strong><span style="Verdana;">Frankie Hi Nrg Mc</span></strong><span style="Verdana;"> </span><strong><span style="Arial;"><a href="http://it.youtube.com/watch?v=PpqSe8dO45o&amp;feature=related">http://it.youtube.com/watch?v=PpqSe8dO45o&amp;feature=related</a></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="3;"><span style="Arial;"><span style="small;">e ancora Piero Pelù, i Rezophonic, Ringo, Eugenio Finardi, Angelo<br />
Baracca, </span></span><a href="http://www.nenasili.cz/it/1104_noam-chomsky-appoggia-lo-sciopero-della-fame-contro-lo-scudo-spaziale"><span style="none;"><span style="Times New Roman;">Noam Chomsky </span></span></a><span style="Arial;"><span style="small;">, </span></span><a href="http://www.nenasili.cz/it/839_mikhail-gorbachev"><span style="none;"><span style="Times New Roman;">Mikhail Gorbachev</span></span></a><span style="small;"><span style="Times New Roman;"> e molti altri tra politici, artisti, scienziati</span><span style="Arial;">&#8230;.</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">La nostra protesta non si fermerà fino a quando non otterremo il giusto spazio nei media ed i cittadini italiani sappiano davvero cosa sta accadendo!</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Non ci fermeremo fino a che il governo italiano non muoverà passi ben precisi verso una politica di disarmo, facendo sì che l&#8217;Italia, come la Costituzione recita all&#8217;articolo 11 sia davvero &#8220;Un paese che ripudia la guerra&#8221;.</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="3;"><strong><span style="Arial;"><span style="line-through;">Vi invitiamo il 22 giugno a partecipare ad una Giornata Mondiale di Sciopero della Fame.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="3;"><strong><span style="Arial;"><span style="small;"><span style="line-through;">“Non mangiamo oggi, per non mangiarci le mani domani. Cibo, sanità ed educazione non Guerre Stellari!”</span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="3;"><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="bold;">Siamo di fronte ad una scelta: Pace crescente o distruzione crescente</span><span style="Arial;">.</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="bold;"><span style="small;">Diamo una possibilità alla Pace!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="3;"><strong><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></strong></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Cecilia De Toma</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Ass. Mondo Senza Guerre - Movimento Umanista</span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;">Per info: 349\2534894 </span></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><a href="mailto:ceciliadetoma@gmail.com"><span style="small;">ceciliadetoma@gmail.com</span></a></span></p>
<p style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"><span style="small;"><span style="yes;"> </span><span style="yes;"> </span><strong><a href="http://www.nonviolenza.net/" target="_blank">www.nonviolenza.net</a></strong></span></span></p>
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		<title>Conosco delle barche&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 07:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura e Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://img48.imageshack.us/img48/8773/36965597sx0.jpg" alt="" /></p>
<p>Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza.</p>
<p>Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori.</p>
<p>Conosco delle barche che si dimenticano di partire hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove, il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.</p>
<p>Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato come liberarsi.</p>
<p>Conosco delle barche che restano ad ondeggiare per essere veramente sicure di non capovolgersi.</p>
<p>Conosco delle barche che vanno in gruppo ad affrontare il vento forte al di là della paura.</p>
<p>Conosco delle barche che si graffiano un po&#8217; sulle rotte dell&#8217;oceano ove le porta il loro gioco.</p>
<p>Conosco delle barche che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora, ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.</p>
<p>Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti.</p>
<p>Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi.</p>
<p>Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato.</p>
<p>Fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti perché hanno un cuore a misura di oceano.</p>
<p>[Jacques Brel (1929-1978) chansonnier belga]</p>
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