
Giu 16, 2009

Ho appena finito di leggere “Bilal – Viaggiare lavorare morire da clandestini” di Fabrizio Gatti, un giornalista coraggioso che mette a repentaglio la propria vita pur di far conoscere la verità su vicende per le quali abbiamo un’informazione a dir poco addomesticata.
Il libro è la cronaca di alcune tappe del viaggio che spinge questa gente a lasciare la loro terra per raggiungere l’Italia.
Chiamare “tappe” questi momenti del viaggio è un eufemismo, perché la realtà non è immaginabile da chi, come me, ogni sera trova un letto pulito, può bere ogni volta in cui ha sete, e dispone di moderni servizi igienici in cui anche la carta è reclamizzata per essere la più morbida possibile.
Da che parte allora cominciare, per commentare l’inferno che emerge da quelle pagine? Da una foto, che ho visto casualmente e che può essere il giusto epilogo del libro. In essa un “clandestino” –meglio, direi, un uomo- un giovane nero, con una lacrima che gli scende e gli riga la guancia sporca di polvere, stringe con le due mani la mano di un poliziotto, chiusa in un guanto di latice celeste. In quella stretta c’è tutta la disperazione di chi si rende conto che verrà ricacciato nell’inferno da cui è partito. “Perché mi fai questo? –sembra dire quel ragazzo- e questa domanda entra dentro e sconvolge la coscienza. Se fossi io al posto di quel poliziotto –mi chiedo- cosa avrei fatto in quel momento? Sarei stato capace di accogliere quell’angoscia –e che cosa vuol dire lì, in concreto, accogliere quell’angoscia- oppure, più probabilmente, mi sarei nascosto dietro un “dovere” da compiere, quello di rispedirlo al suo paese di origine, un dovere che la mia nazione, quella che reclama la sua identità cristiana, mi impone?
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Giu 13, 2009

A volte, quando mi lascio catturare da qualche fantasia mistica, penso che la metempsicosi forse non è poi un concetto così surreale ed immagino che, in qualche mia vita precedente, sono stata un arabo, un musulmano. Tutto questo perché, stranamente, ho da quando sono piccola un profondo legame inconscio con la cultura islamica, tanto da spingermi, dall’infanzia, a cercare di apprendere la lingua araba, devo dire con scarsi risultati (anche se grazie alla pazienza di qualche mio amico nel corso dell’ultimo anno sono riuscita ad apprendere le prime parole).
Similmente mi sento legata intimamente anche alla cultura africana…l’amore, invece, per la cultura sudamericana è, direi, un amore maturo, che ho sviluppato quando ero già più cresciutella. Cosa c’entra questo con il tema dell’immigrazione e dei rapporti Italia-Libia? C’entra…perché vedendo i volti degli immigrati intervistati nel documentario “Come un uomo sulla terra…“* ed ascoltando i loro racconti mi sono sentita lacerata dentro, sofferente quasi come per un senso di appartenenza; è stato qualcosa di più della semplice empatia e del semplice compiatimento. Le loro sofferenze le sento davvero come fossero mie.
Lascio anche a voi qui qualche traccia, così che le possiate seguire ed arrivare a scoprire cosa si cela dietro questa tragica realtà.
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Feb 9, 2009

Ieri è stata una di quelle domeniche che mi sarebbe piaciuto trascorrere lentamente, casomai vicino ad un camino guardando lo scoppiettio delle fiamme, con un buon bicchiere di vino (eh, che atmosfera…).
Non ha fatto altro che piovere qui a Cinisi, così tanto che pare quasi aver lavato via ogni cosa, anche i rumori, le voci e i suoni, lasciando solo un silenzio bagnato che si specchia nelle strade sommerse dalle pozzanghere.
Eppure sono tutt’altro che tranquilla, perché ho il brutto vizio di lasciare che la mia serenità sia all’improvviso sconvolta dai dolori altrui, anche di chi apparentemente mi è lontano. Apparentemente…
Sabato leggevo (anzi studiavo) il pacchetto sicurezza promosso da Maroni e approvato dal Senato e non nascondo che spesso un brivido mi correva lungo la schiena. Perché posso immaginare che dopo loro, che saranno i primi, i migranti, toccherà a noi, a quelli come me.
Cosicché quella famosa poesia
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei (oggi direi migranti) e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
diventerà una profezia, purtroppo già realizzatasi anche in passato.
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Giu 14, 2008
Queste notizie sono di dominio pubblico in quanto si possono trovare nei vari siti riguardanti l’argomento (per es. digitando “banche armate” su Google)
Scopo dell’articolo è solo quello di far riflettere su una realtà che altrimenti rischierebbe di passare sotto silenzio.
ARMI, UN VERO BUSINESS

Nuovo record per l’esportazione di armamenti italiani che nel 2007 sfiorano i 2,4 miliardi di euro con un incremento del 9,4% rispetto al 2006. Sono queste le prime anticipazioni del Rapporto annuale previsto dalla legge 185 del ‘90, e rese note dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in occasione dell’incontro fra alcuni rappresentanti della Rete Disarmo e la Segreteria tecnica del sottosegretario Enrico Letta, a cui hanno partecipato anche il consigliere militare del presidente del Consiglio, Alberto Ficuciello, il sottosegretario all’Economia e Finanze, Alfiero Grandi, e rappresentanti del ministero dell’Interno e del ministero della Difesa.
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